Scienze e TecnologiaQuirico Filopanti e i Fusi Orari

di Samuele Graziani

Su spinta delle ferrovie, che dovevano essere precise e sicure, e sull’idea di partenza dell’astronomo John Herschel, il passaggio successivo fu l’introduzione degli orari nazionali. Quindi tutte le città della stessa nazione adottarono lo stesso orario. Nel 1848 la Gran Bretagna adottò l’ora di Greenwich per Inghilterra e Scozia e l’ora di Dublino per l’Irlanda. Tale orario, oltre alla vita ferroviaria, fu anche adottato per la vita pubblica, tanto che inizialmente il tempo di Greenwich veniva chiamato tempo ferroviario. In Italia, nel 1866 c’erano ancora sei orari ferroviari: Torino, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. Il 12 dicembre furono unificati sull’orario di Roma; a cui si aggiunsero Bologna e Torino il primo gennaio successivo. L’ultima fu Cagliari nel 1886. Nel 1879 anche la Svezia adottò l’orario nazionale, ma con una scelta realmente rivoluzionaria per il periodo, adottò come riferimento l’orario di Greenwich.

orologio 2 (Miniatura 442x531 px)La Francia arrivò oltre quarant’anni dopo la Gran Bretagna, solo nel 1891.
Si capisce bene come, in questo lungo periodo di transizione di oltre cinquant’anni, le ferrovie si trovavano a dover inventare soluzioni veramente difficili per far fronte a questi orari locali o nazionali che fossero: stazioni con svariati orologi indicanti l’ora di svariate città, capotreni con più di un orologio, ecc. E così un treno che si muoveva da Roma a San Pietroburgo doveva cambiare per ben 7 volte l’orario di riferimento, mentre da Parigi a Costantinopoli i cambi erano ben 12! Insomma, quello che un po’ alla volta veniva risolto a livello nazionale, si riproponeva e doveva essere risolto a livello internazionale, con le evidenti difficoltà che questo comportava.

In questo quadro si inserisce Quirico Filopanti, che nel 1859, durante il suo esilio in Inghilterra, pubblica Miranda! A book on wonders. Hitherto unheeded, nel quale ha l’intuizione geniale di dividere la Terra nelle 24 zone longitudinali corrispondenti ai Fusi Orari, utilizzando il meridiano di Roma come riferimento. Filopanti propone l’adozione di un doppio orario, il primo locale (quello dato dai fusi orari appunto) per il calcolo della vita quotidiana, un secondo universale per l’utilizzo in telegrafia e in astronomia. Filopanti propone quindi di adottare un orologio con due quadranti, uno indicante il tempo universale uno indicante il tempo locale, con la sfera dei minuti in comune e differenti per la sola sfera delle ore. La conclusione di Filopanti era: quando un orologio ben regolato a tempo medio, universale o locale, batterà un’ora qualunque, tutti gli orologi del mondo suoneranno in quel medesimo instante, e indicheranno o quella stessa ora, od una qualunque altra ora intera.

Probabilmente Filopanti era in anticipo sui tempi (notare che nel '59 la sola Gran Bretagna aveva adottato l’orario nazionale, in tutto il resto del mondo ancora si viaggiava sull’orario locale), ma molto più probabilmente non era sostenuto da interessi economici abbastanza forti da sostenere la sua idea. Fatto sta che non venne preso in considerazione.

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Maggio 2012 (Numero 20)

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