C’era traffico. - Accidenti, stamani è un gran casino, accidenti alla vita! Accidenti a tutto. - Le dita sempre più bianche tremavano leggermente sul volante, la guancia sembrava muoversi appena. - Mamma fermati, ti prego, non riesco a respirare, voglio vomitare. - Accostò bruscamente al marciapiede. - Ti ci metti anche tu adesso? Non a caso volevo che rimanessi a casa, ma no, tu sei sempre indispensabile, vero? Tu sei la saggia, la tranquilla, quella che riesce a gestire le situazioni difficili, vero? Ma chi sei tu? - urlò guardandola per la prima volta negli occhi da quando era squillato il telefono quella mattina. - Sono sua figlia! - Aveva percepito con la coda dell’occhio il movimento della testa di un passante che, a quell’urlo, si era voltato dalla sua parte. Era per quello che Franca la guardava stupita, non si aspettava una reazione da parte sua, non ne aveva mai avute di reazioni, con lei. - Mamma sono io, accidenti, ti ricordi di me? - Era più calma adesso, la nausea non c’era, ma le gambe sudavano e le tempie pulsavano forte. - Lo hai perso tu, ma lo ho perso anch’io! Ho paura - provò a respirare. Prima di riuscire ad aggiungere qualcosa, Franca aveva già rimesso in moto, gli occhi fissi alla strada.
Parcheggiò un po’ distante dall’ospedale, sembrava tutto pieno e non aveva voglia di perdere tempo a cercare un posto libero. Chiuse la portiera senza aspettare che anche Laura fosse uscita e si avviò verso l’entrata della camera mortuaria.
Non sapeva cosa aspettarsi lì dentro. Il contrasto fra la luce esterna e la penombra di quella stanza la fece fermare poco oltre la soglia. Fu investita da un odore forte di fiori marci; le sembrò di sbattere contro un muro e dovette vincere il terrore prima di riuscire ad entrare nella stanza. - Merda! - poi lo vide, dietro ad un separè, coperto da un lenzuolo bianco ben stirato, tirato su fino al collo. Sentiva il respiro irregolare di Laura che la aveva raggiunta, sentiva il suo sguardo smarrito che cercava di riconoscere in quel volto sconosciuto quello di suo padre. Percepì il vuoto che quel volto cereo comunicava.
- Mamma, - le diceva. Sentiva il collo bagnato. Le dita di Laura le passavano tra i capelli; quel tocco le bruciava sul cuoio capelluto, era come se delle fiamme le attraversassero il cervello, ma non era una sensazione spiacevole. Mia figlia ha le mani, le sue lacrime sono calde, si sorprese a pensare. Aprì gli occhi e si accorse di essere sdraiata su una panchina, fuori dalla camera mortuaria, la testa posata sulle gambe della figlia che le sorrideva piangendo. Si mise a sedere, aprì la borsa, prese un fazzoletto e si asciugò il collo.
Posò il fazzoletto sulle ginocchia, poi si voltò verso Laura.
Erano vicine, potevano sentire l’una l’odore dell’altra.
Rimasero così per un po’, poi si alzarono insieme.