Breve storia delle uniformi

di Lorenzo Nannetti

Uniforme 2 (Miniatura 341x834 px)Certo non dobbiamo pensarla simile alle divise ottocentesche! Le uniformi militari seguono infatti quella che è la moda del tempo e all’inizio vedono ancora un’impronta nettamente tardo-rinascimentale con, semplificando, giacche larghe e pantaloni larghi fino al ginocchio e stretti sotto. Le scarpe poi spesso sono… scarpe, e non stivali o altre calzature che potremmo pensare più tecniche.

Però possiamo già immaginarcele piene di colori, e proprio i colori diventano quasi i simboli dei vari eserciti e, ancora di più, ogni stato sceglie un proprio colore che lo rappresenta. Ma come scegliere la tonalità più adatta alle proprie truppe? Meglio non correre troppo con la fantasia pensando a gare tra stilisti per scegliere la tonalità che più piace al sovrano di turno: le uniformi seguono sì la moda, ma gli aspetti pratici rimangono fondamentali per alcuni aspetti. Il principale era, allora come oggi, il costo.

Vestire in maniera uniforme (appunto) decine di migliaia di soldati richiede che il costo delle stesse sia molto basso. Così per colorare le divise ogni nazione utilizzava i pigmenti che poteva trovare in abbondanza, e dunque a basso costo, nel proprio territorio. Dunque rosso per la Gran Bretagna, verde per la Russia, bianco per l’Austria, bianco e grigio per la Francia (diventerà blu dopo la Rivoluzione) e un blu di tonalità scura per la Prussia, da allora conosciuto proprio come blu di Prussia, oltre a molti altri. Questo naturalmente non impediva ai ricchi ufficiali di modificare la propria tenuta con sfarzose aggiunte.

Uniforme 3 (Miniatura 219x285 px)Erano poi i colori dei dettagli (principalmente risvolti e sciarpe per la fanteria, a volte l’intera uniforme per la cavalleria, l’arma che è rimasta sgargiante più a lungo) a distinguere i vari reggimenti.

Tornando alla foggia, è il ‘700 a costituire il trionfo della moda nelle uniformi che, diciamolo, pur essendo visivamente spettacolari erano anche molto scomode. Nel periodo 1740-1763 (corrispondenti a Guerra di Successione Austriaca e Guerra dei 7 Anni) le divise erano spesso molto strette, sia nei pantaloni sia nelle giacche, mentre eleganti tricorni o mitre (per i granatieri) coprivano il capo. Il tutto compendiato dall’addestramento delle truppe che, generalmente appartenenti alle classi più umili, avevano bisogno di marciare all’unisono strette in formazioni da parata anche sui campi di battaglia, per non perdere coesione e poter essere manovrate a dovere dai generali. Non a caso viene chiamato il periodo della Guerre en Dentelle, la guerra dei pizzi e dei merletti, anch’essi presenti a profusione nelle divise dell’epoca. Del resto, allora la guerra era definita lo sport dei re, a dispetto della sua tragicità per le classi più povere.


Immagini nella pagina:
Ufficiale in tenuta ordinaria della Cavalleria di Genova del 1858
Archibugieri Lanzichenecchi

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Maggio 2012 (Numero 20)

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Monumento ai caduti dell'8 agosto 1848, statua bronzea di P. Rizzoli

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