Forse però è proprio questo eccesso a portare a un’evoluzione verso modelli più ragionevoli: le guerre continuano e impegnano quantità sempre più vaste di soldati, e tutti devono essere vestiti. Inoltre si marcia tanto e i vestiti devono essere più comodi, i copricapo meno ingombranti. I costi poi devono essere ridotti, perché guerreggiare è dispendioso: si iniziano perciò a vedere le prime modifiche verso stili più comodi e meno sfarzosi.
Ma sono la Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche a cambiare ancora il modo di fare la guerra e le uniformi. Ancora una volta i cambiamenti della moda si combinano a necessità pratiche. Gli eserciti diventano più grandi (da decine di migliaia a centinaia di migliaia di soldati, fino agli oltre 600.000 uomini della Campagna di Russia del 1812), marciano molto e spesso operano anche in inverno: servono dunque uniformi più comode ed economiche.
I pantaloni sono più larghi e gli stivali diventano la calzatura più diffusa. Come copricapo i tricorni sono già stati rimpiazzati da bicorni e feluche, mentre queste ultime vengono a loro volta sostituite (tranne che per gli ufficiali) da Kepì e Shako, alti e rigidi. Solo i granatieri si distinguono per i caratteristici cappelli di pelo d’orso, mentre le mitre sono un ricordo del passato, anche se il reggimento russo dei Granatieri Pavlov ancora le usa. Anche la cavalleria si adegua a elmi e divise più standardizzate e meno sgargianti, eccetto per gli Ussari, cavalleria leggera che manterrà un fascino multicolore per quasi tutto il secolo.
La fine dell’epopea napoleonica e l’inizio del periodo Romantico-Borghese portano solo piccole modifiche al taglio delle divise, mentre si diffonde un incupimento dei colori peraltro comune anche alla moda. Qualche eccezione rimane, come i già citati ussari, gli zuavi dal taglio orientaleggiante degli abiti e i nostri stessi bersaglieri.
Il trend però appare segnato: col passare degli anni le divise diventano sempre più funzionali – le avventure coloniali porteranno per la prima volta a colori adattati all’ambiente – mentre si ingrandisce la differenza tra alta uniforme (con colori e dettagli più curati) e la divisa da campagna (più rozza e funzionale). Sarà infine il ‘900 a imprimere un giro di vite determinante all’arte della guerra e alle uniformi. Non si combatte più schierati come per una parata, perché le armi da fuoco sono sempre più letali, e questo porterà, nella Seconda Guerra Mondiale, a vedere l’ultima vera grande rivoluzione nelle divise: l’introduzione della mimetica.
Immagini nella pagina:
Ufficiale del primo reggimento Guardie di Prussia del 1830
Corno del 1° reggimento Cacciatori di Russia del 1812
Con il patrocinio del Comune di Bologna