Decenni dopo, nel 1888, Giosuè Carducci, nel discorso dedicato alla commemorazione dell’ottavo centenario dell’Università di Bologna non mancò di affermare:
Amo Bologna per i falli. Gli errori, i spropositi della gioventù che qui lietamente commisi e dei quali non so pentirmi. L’amo per gli amori e i dolori, dei quali essa, la nobile città, mi serba i ricordi nelle sue contrade, mi serba la religione nella sua Certosa. Ma più l’amo perché è bella.
A lei, anche infuocata nell’estate, torna il mio pensiero dalle cime delle Alpi e dalle rive del mare. E ripenso a momenti con un senso di nostalgia le solenni strade porticate che paiono scenari classici e le piazze austere, fantastiche, solitarie, ove è bello perdersi pensando nel vespero di settembre o sotto la luna di maggio, e le chiese stupende ove sarìa dolce, credendo, pregare di estate, e i colli ov’è divino essendo giovani, amare di primavera, e la Certosa, in alcun lembo della quale, che traguardi dal colle al dolce verde immenso piano, si starà bene a riposare per sempre.
Città dei vivi e città dei morti erano per i bolognesi un corpo unico, e quindi appare veritiera l’affermazione data decenni prima da Jules Janin:
Entrare in città è come entrare, quasi direi, in quelle tombe, città e tombe hanno la medesima forma, sono circondate dallo stesso silenzio, sono abitate su per giù dallo stesso popolo. Il giudizio positivo è però tutto rivolto alla Certosa, in quanto affermò che
tutto sommato, il cimitero di Bologna è più allegro della città. V’è più aria, più spazio, più verde, le case più bianche e meglio disposte.
Anche il celebre critico teatrale francese non mancò di ricordarsi del Custode Dimostratore che l’accompagnò, il quale attendeva con ansia di ospitare i resti di Gioachino Rossini, in modo che la Certosa raggiungesse fama mondiale con la sua presenza.
I vari Dimostratori furono quindi figure particolari, anche eccentriche, e fortunatamente di uno di questi, Marcellino Sibaud, si è conservato un carteggio, ora conservato nell’Archivio Storico del Comune di Bologna. La scoperta di queste preziose carte è avvenuta in occasione della redazione del volume dedicato alla permanenza a Bologna dello scrittore inglese Charles Dickens, il quale in sostanza visitò solo la Certosa, e di cui ci ha lasciato una attenta descrizione delle persone che vi aveva incontrato, compreso Sibaud.
Immagine nella pagina: Una veduta della Certosa dall'ingresso del Chiostro V, tratta dall’Albo a memoria dell’augusta presenza di Nostro Signore Pio IX in Bologna l’estate dell’anno 1857 (particolare), Museo civico del Risorgimento di Bologna