Nel volumetto
Dickens a Bologna e una visita memorabile alla Certosa, scritto da chi scrive insieme a Valeria Roncuzzi, sono state incluse alcune delle lettere che Sibaud inviava costantemente al Comune per relazionare sulla sua attività di guida turistica, segnalando i problemi che comportava la gestione del complesso. In effetti il carteggio apre uno spiraglio su una quotidianità di fatti anche banali, ma che ad oltre 150 anni di distanza hanno il merito di darci una chiara idea di come avveniva la vita ordinaria dell’epoca.
Nello stabilimento della Certosa dipendenti e relative famiglie abitavano all’interno delle sue mura, con inevitabili problemi di ogni genere, da aspetti amministrativi fino a litigi, omicidi, truffe e piccole ripicche personali. Sibaud fu una figura culturalmente complessa, e nella prefazione della sua pubblicazione
Il cimitero comunale di Bologna: opera archeologico-storico descrittiva (1837) non mancò di segnalare come
io abbia già più di nove anni dimorato nel funerale recinto: dove mio Padre essendo il Custode Dimostratore, io l’ho assistito in quella incombenza; per cui ho potuto imparare moltissime cose, le quali daranno originalità a questo mio lavoro.

Questa fu opera per certi aspetti ingenua ma per altri di avanguardia, tanto che decenni dopo, nel 1871, l’ingegnere archeologo Antonio Zannoni non mancò di ringraziarlo in occasione della prima relazione sul sensazionale ritrovamento della necropoli etrusca della Certosa:
Erano già cominciati gli scavi quando venni a sapere, che il signor Marcellino Sibaud, figlio del dimostratore della Certosa appunto verso il 1835 erasi data cura di raccogliere i frammenti fittili e di bronzo allora venuti all’aprico, e che anzi ne aveva impresa pubblicazione. Fatto capo di subito al medesimo seppi difatti ciò esser verissimo... Ringraziamo il signor Marcellino Sibaud dell’averci conservato questi primissimi monumenti di Felsina, e di aver dato modo colle sue esatte indicazioni di rinvenirli.
Qui di seguito si riportano alcune lettere che non compaiono nella recente pubblicazione già citata, e che vedono in scena il
cantinaro Tonelli, che fu fonte infinita di problemi per Sibaud, in primis per le sue figlie accusate di prostituirsi con muratori e forestieri, ma anche, come riportano le seguenti missive, per altri aspetti pratici.
Cimitero Comunale, Uffizio del Custode Dimostratore. Il 13 agosto 1844, n. 101.
Illustrissimi Signori! Si sono presentati più volte a me dei Muratori lagnandosi del Tonelli pel vino. Io li ho esortati ad aver pazienza, che chi sa non sia una combinazione del momento, e in seguito non si avere del migliore. Ma finalmente avendomi in oggi portati in Archivio i loro fiaschi i Mastri Vecchi, Marchesini e Grazia, e i Manuali Stagni, Trombetti, Rappini, Gamberini e Guidetti, con dichiarazione di non volerlo perché fila ed è malsano; io mi faccio un dovere di accompagnarne un fiasco alle SS. LL. Il.me: mentre gli altri sono consegnati parte a me, e parte all’Ispettore alle tumulazioni: e questo perchè non si sospetti del cangiamento del vino... In tutti i modi, oggi i Muratori non solo, ma altri ancora, che non mi hanno portato il fiasco perchè l’avevano incominciato, piuttosto intendono di bere acqua che quel vino; il quale viene loro dato in n. 7 boccali soltanto, e in conto de bajocchi 8 che il Tonelli ha per ogni Muratore dall’Azienda. Prego le SS. LL. Ill.me a volersi degnare di un riscontro che provveda per dimani s’egli è possibile; e mi rassegno con ogni rispetto.
Immagine nella pagina: E. Gasparini, Veduta della Cappella dej Suffragi nel Cimitero di Bologna, 1811