I ragazzi venuti dall'Argentina

La Legione Italiana a Bahia Blanca

di Andrea Olmo

La rifondazione della Legione portò alla creazione di un reparto più piccolo ma più snello e meglio addestrato, come i militari italiani poterono ben dimostrare di lì a poco.

Un Gaucho a cavallo (Miniatura 219x126 px)Nell’inverno 1857-58 le autorità di Buenos Aires decisero di lanciare un’offensiva militare in grande stile contro Calfucurà, la cosiddetta campagna delle Salinas Grandes. Culminata nella battaglia di Pigué del 16 febbraio 1858, l’offensiva si rivelò un completo fallimento. Le perdite inflitte agli indios furono minime e Calfucurà riuscì a fuggire indisturbato salvando il grosso della sua tribù e portandosi dietro l’intero ricco bottino delle sue incursioni. La Legione Italiana però ebbe modo di distinguersi nel corso dell’intera campagna, combattendo con coraggio e recuperando il proprio onore e la fiducia del Governo bonaerense. L’offensiva delle Salinas Grandes fu il preludio a quella che è considerata la pagina di maggior gloria nella storia della Legione.

Nell’ottobre 1858 il governo di Baires riuscì a concludere un’alleanza con Yanquetruz, cacicco degli indios Tehuelces e genero di Calfucurà, allo scopo di garantire la protezione dei territori meridionali dalle incursioni del Re delle Pampas. Purtroppo, nel maggio 1859 Calfucurà fece uccidere Yanquetruz da un soldato corrotto e questo tragico evento, insieme al quasi contemporaneo riaprirsi delle ostilità tra Buenos Aires e la Confederazione Argentina, lasciò di fatto Bahia Blanca indifesa e alla mercé del feroce cacicco araucano…

La sera del 18 maggio 1859 il carrettiere Angel Mora stava trasportando alcune merci in direzione del fiume Sauce Grande, quando si accorse di essere seguito da un gruppo di indios che riconobbe immediatamente come uomini di Calfucurà. Precipitatosi a Bahía Blanca per dare l’allarme, non fu purtroppo ascoltato né dai maggiorenti bahiensi né dal Colonnello Orquera, comandante del presidio militare, anzi fu deriso e bollato come un bugiardo e un pauroso. Al povero carrettiere non restò che chiedere aiuto agli ufficiali della Legione Italiana. Susini e Chiarlone compresero subito il pericolo che incombeva su Bahía Blanca e mobilitarono i circa 200 effettivi della Legione.

Durante la notte, buia e senza luna, gli indios di Calfucurà assaltarono Bahía, iniziando a saccheggiare e bruciare tutto quello che si trovava sul loro percorso. Ben presto il caos si impadronì della tranquilla cittadina e, mentre alcuni abitanti decisero di asserragliarsi nelle loro case per tentare di difendere le loro proprietà, il grosso fuggì verso il piccolo forte di Bahía. Il Colonnello Orquera, dimostrando ancora una volta la sua inefficienza e vigliaccheria, chiuse loro in faccia le porte del fortilizio, abbandonandoli alla mercé degli indios.

Tutto sembrava ormai perduto, quando intervenne la Legione Italiana. Il Colonnello Susini, grazie alla sua notevole esperienza militare, intuì immediatamente la direttrice dell’attacco di Calfucurà e fece avanzare contro di lui le due compagnie di fanteria della Legione, mentre Chiarlone, con i legionari a cavallo, alcuni riservisti della Guardia Nazionale e una cinquantina di indios alleati, iniziò un manovra aggirante per prendere il nemico alle spalle.


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Un Gaucho a cavallo

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Novembre 2012 (Numero 21)

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