L'erede

Seconda parte

di Giuseppe Bergivaldi ed Emilio Salgari

L’URAGANO


stendardo (Miniatura 230x741 px)I tre legni veleggiavano verso le coste del Celeste Impero, spinti da un vento leggero che soffiava regolarmente. Ciò però non doveva durare. Infatti, sopraggiunta la sera, il vento cominciò a soffiare con qualche violenza, segno evidente che qualche tempesta sconvolgeva l’oceano meridionale. Gli equipaggi salutarono con liete grida quei soffi vigorosi, niente affatto spaventati dell’uragano chi li minacciava e che poteva diventare funesto per i loro legni.

All’indomani il mare era cattivissimo. Lunghe ondate che salivano dal sud percorrevano quel vasto spazio, cozzandosi le une colle altre con profondi muggiti, facendo vivamente rollare i tre legni. In cielo, poi, correvano sbrigliatamene immensi nuvoloni, neri come la pece e colle frange tinte di rosso fuoco. Era appena calata la notte che un lampo abbagliante squarciò le tenebre, illuminando il mare fino agli estremi limiti dell’orizzonte, seguito subito da un tuono spaventevole. Sandokan, che era seduto, si alzò di scatto guardando fieramente le nubi e, stendendo la mano verso il sud, disse:
- Vieni a lottare con me, o uragano: io ti sfido!

Attraversò il ponte e si mise alla ribolla del timone, mentre i suoi marinai assicuravano i cannoni e le spingarde, armi che non volevano perdere a nessun patto. Le prime raffiche giungevano già dal sud, con quella rapidità che sogliono acquistare i venti nelle tempeste, spingendo innanzi a loro le prime montagne d’acqua. Il praho, colla velatura ridotta, filava verso oriente, tenendo bravamente la testa agli elementi scatenati e senza deviare dalla sua rotta, sotto la ferrea mano di Sandokan.

Per mezz’ora durò un po’ di calma, rotta solo dai muggiti del mare e dallo scrosciare delle scariche elettriche, ma verso le undici l’uragano si scatenò quasi improvvisamente in tutta la sua terribile maestà; mettendo sottosopra cielo e mare. Le nubi, accavallate sin dal giorno innanzi, correvano furiosamente attraverso lo spazio, ora sospinte in alto ed ora cacciate così in basso da toccare, coi loro neri lembi, le onde, mentre il mare si precipitava con impeto strano verso il nord quasicché fosse una immensa fiumana.

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Novembre 2012 (Numero 21)

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