In particolare sono state scoperte alcune stratificazioni databili al periodo villanoviano, nelle quali erano presenti piani di calpestio in terra battuta associati a buche di palo e ad altre cavità, che hanno restituito frammenti di ceramica d’impasto, residui di argilla concotta e resti ossei di pasto. Da ciò si deduce che intorno all’VIII secolo a.C. l’area accolse un primo stanziamento abitativo costituito da capanne, edificate con materiali deperibili, situato nel cuore del primitivo agglomerato insediativo dell’etrusca
Felsina. […]
Subito sopra i depositi villanoviani comparivano diversi strati, indagati solo per brevi tratti, che contenevano materiali databili al III e agli inizi II secolo a.C., associati a buche, a resti di una rozza muratura in blocchi irregolari di arenaria e a frammenti di laterizi, quali tegole piane e coppi. Nonostante la loro esiguità, tali elementi risultano di grande interesse documentario, in quanto attestano la definitiva ripresa della frequentazione abitativa dell’area, caratterizzata dalla presenza di edifici di modesta fattura ma comunque dotati di strutture che al legno e all’argilla associavano materiali lapidei e coperture fittili. In ciò si deve riconoscere la traccia di un insediamento precoloniale, probabilmente già gravitante nell’orbita romana, e quindi del primitivo impianto della colonia di
Bononia, fondata nel 189 a.C.

Più consistenti sono i resti assegnabili al pieno II secolo a.C., ormai da porre in relazione con i primi decenni di vita della colonia latina. A questo periodo sono infatti riconducibili alcuni tracciati murari individuati nella porzione nordoccidentale dello scavo, pertinenti ad un piccolo edificio suddiviso in più ambienti, con fondazioni in ciottoli di fiume legati da argilla e piani pavimentali sterrati, la cui orientazione risulta coincidente con quella degli assi della città romana.
Contemporanea è la costruzione di tre pozzi per il prelievo di acqua di falda, distanziati di pochi metri e quasi allineati tra di loro, che offrono un sicuro indice della densità abitativa ormai raggiunta dallo stanziamento umano nel centro della città; di tecnica costruttiva piuttosto arcaica, presentavano una canna cilindrica di circa un metro di diametro, del tutto priva di camicia di rivestimento.
Sempre al II secolo a.C. risale la costruzione di una grande fogna scolante verso nord, della quale si conserva la parte inferiore del condotto in bei mattoni bipedali legati da argilla. Oltre a suggerire l’esistenza di un passaggio scoperto che doveva attraversare l’area da meridione a settentrione, ad incrociare ortogonalmente il vicino
decumanus maximus della città, tale infrastruttura assume un notevole valore documentario in quanto rappresenta il più antico apprestamento di natura pubblica sicuramente testimoniato in questo settore urbano, ormai avviato a divenire sede di alcuni dei più importanti servizi civici.
La destinazione pubblica dell’area emerge appunto con la massima evidenza nella fase immediatamente successiva, databile tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C., momento in cui si verifica un radicale rinnovamento dell’assetto urbanistico e della veste monumentale di molte città romane. A questo periodo risale infatti la costruzione delle strutture murarie che dovettero appartenere alla basilica civile di
Bononia, luogo di incontro e di assemblea dei cittadini e sede di amministrazione della giustizia, che per secoli indubbiamente costituì uno dei principali poli del centro civico cittadino. […]