Napoleone a Bologna

di Gabriella Lupi

Dopo la notte passata a Palazzo Caprara, in quelle che ancora oggi sono chiamate stanze napoleoniche, l'Imperatore si alzò molto preso e indossò la divisa verde con paramani e guarnizioni rosse, tipica dei cacciatori a cavallo; al fianco una piccola spada con elsa dorata. Nulla sul cappello se non l'immancabile minuscola coccarda nazionale francese. Si lanciò in una sfrenata cavalcata fino a San Michele in Bosco passando da porta San Mamolo. Raccontano i cronisti: (...) la cavalcata di quella mattina fu per le nostre guardie d'onore un'improba fatica (..) fu tanto il loro strapazzo che alcuni caddero perfino da cavallo. Nessun ostacolo o sentiero impervio lo fermava e non doveva fermare nemmeno i suoi cavalli. È per questo che prediligeva cavalli di sangue arabo, cavalli vigorosi addestrati a sopportare qualsiasi fatica. Passava intere giornate in sella e affrontava con disinvoltura gli ostacoli che di solito scoraggiavano le persone prudenti.
Come salì così discese, rapido e incurante del pericolo. Si lanciò verso la Chiesa dei Cappuccini (dove ora si trova Villa Revedin) e, dopo una breve visita, via di nuovo verso Porta Castiglione, Porta Galliera, Porta San Felice e, finalmente, da Porta Sant'Isaia rientrò in città. Dietro di lui nessuno. La scorta era ancora chissà a quale Porta!
Entrò nelle sue stanze per cambiarsi.
Palazzo Caprara (Miniatura 545x400 px)Era pronto per il dovere: si recò in uno dei saloni di Palazzo Caprara, allestito con un trono, dove seguì il cerimoniale.
Iniziò ricevendo le deputazioni arrivate dalle altre città e poi generali, comandanti, rettori delle università, cittadini illustri e via così. Mostrò interesse per tutto e per tutti. Ad ogni intervento che faceva mostrava di possedere un'intelligenza acuta. Sicuramente ci furono molti momenti toccanti, ma quello che lasciò un'eco consolante fu quando accennò alle tristi condizioni politiche in cui l'Italia era rimasta per tanto tempo calpestata e divisa (...). Dalle sue parole emergeva il progetto non lontano di unificare la Nazione (...). Nel suo richiamo ai presenti raccomandò loro l'unione dei propositi (...).

Le altre giornate non sarebbero state tanto diverse. Il protocollo non prevedeva eccezioni. Le serate, invece, soprattutto per i Bolognesi, trascorrevano tra feste e balli. Erano stati tra l'altro organizzati fuochi d'artifizio in Piazza d'Armi (la Montagnola), un altro spettacolo al Teatro Nazionale (Teatro Comunale): un ballo in costume. Il teatro venne adattato in modo tale da avere un grande ed unico piano che dal palcoscenico andava fino ai palchi coprendo interamente la platea. Per la musica erano state predisposte due orchestre e tutto il teatro era illuminato dall'immancabile illuminazione a giorno. Napoleone e Giuseppina, incantevole, raffinata e amabile come al solito, si trattennero per un'ora e mezza. Andandosene espressero la loro più grande soddisfazione per la serata.
I Bolognesi, e non solo loro, invece si trattennero fino alle tre del mattino e, mentre stanchi, ma non ancora sazi, andavano a riposarsi, anche quella mattina Napoleone uscì a cavallo da Palazzo Caprara. Gli ci vollero quattro ore per passare in rivista le truppe giunte per rendergli omaggio e festeggiare la sua incoronazione con la solennità propria dei militari. Nessun cedimento, nessun segno di stanchezza. Incitò i soldati e ricevette personalmente tutti coloro che ne facevano richiesta. Alla fine le truppe sfilarono davanti a Napoleone al grido di Viva l'Imperatore!
Dopo essersi riposato, si recò con Giuseppina nella Villa del Conte Ferdinando Marescalchi, Ministro degli Affari Esteri, fuori Porta San Mamolo, per il pranzo prima della partenza alla volta di Modena. Le cronache ufficiali riportano che si recarono dal Conte con una carrozza trainata da sei cavalli, ma la tradizione orale racconta che, mentre Giuseppina andò in carrozza, Napoleone l'anticipò montando uno dei suoi cavalli arabi, cl'andava còm una bala da stiopp.

Immagine nella pagina:
Pio Panfili (1723-1812), Palazzo Caprara a Bologna, attuale sede della Prefettura, Collezioni Fondazione CaRisBo

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Aprile-Giugno 2005 (Numero 1)

Dipinto di Cinzia Fiaschi, particolare

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Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Matteo Ceraolo

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