L’amica di nonna Speranza è un componimento poetico fra i più noti. Si tratta di un quadretto composto nel gusto del nostro Ottocento borghese, con tocchi appena sfumati da cui emerge un mondo nel suo quieto vivere quotidiano, con i suoi gesti sempre misurati, i suoi riti sociali scanditi dal lento fluire del tempo.
Sfogliando un album, il poeta ritrova la fotografia, scattata nel 1850, dell’amica della nonna, Carlotta. Questo è il pretesto per risalire nel tempo fino alla metà dell’Ottocento (…rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!) e ricreare il placido ritmo della vita di provincia che si dipana in un ambiente borghese del Canavese.
La poesia si apre sulla descrizione del salotto con l’accozzaglia di buone cose di pessimo gusto illuminate dal grande lampadario. Solo successivamente, una volta che è stato ricostruito l’ambiente, appaiono le due protagoniste, Speranza e Carlotta, appena tornate a casa dopo aver concluso gli studi in collegio. Sono diciassettenni e da poco hanno avuto il permesso d’aggiungere un cerchio alla gonna. Sognano, fra le mille promesse della vita, il Principe Azzurro.
Giungono in visita gli zii e fra un Gradiscono un po’ di marsala? e un Signora Sorella: magari, si svolgono lievi conversari (…E questi cammei?…La gran novità di Parigi…) che tuttavia si fanno man mano più seri (…nel marzo avremo un lavoro – alla Fenice, m’han detto - / nuovissimo: il Rigoletto; si parla di un capolavoro. -) fino a giungere alle questioni politiche (…Radetzki? Ma che…(…) Quel giovine Re di Sardegna è uomo di molto giudizio! -) e a quelle assolutamente vietate alle fanciulle (…Gli piacciono molto le donne…/ Speranza! (…) / Carlotta! Scendete in giardino: andate a giocare al volano!).
Scene di vita quotidiana si svolgono sotto i nostri occhi in un quieto pomeriggio della prima estate. Il poeta abilmente semina qua e là alcuni dettagli che ci calano immediatamente nel clima sociale, culturale e politico del tempo. Da Radetzky a Carlo Alberto, da Verdi alla Contessa Maffei, da Foscolo a Mazzini: i personaggi che hanno ordito la trama del nostro Ottocento sono quasi tutti presenti, ma acquerellati con levità, quasi fungessero da semplice sfondo che a malapena illumina la scena di cui altri sono protagonisti.
Si coglie una profonda nostalgia in questi versi, venata però da una impercettibile ironia che ne facilita il distacco, e da una grande tenerezza che permette di accogliere anche i dolci bruttissimi versi e in cui si stemperano gli affanni e gli sdilinquimenti romantici.
Nostalgia, ironia e tenerezza sono gli stessi sentimenti che ci guidano in questa rubrica.
Vorremmo che Il salotto di Nonna Speranza diventasse il nostro luogo d’incontro, un luogo aperto a tutti, come un salotto, in cui accogliere tanti bei conversari. Ci piacerebbe molto che dal nostro Salotto emergessero tanti temi relativi al vivere quotidiano nell’Ottocento così come ci viene suggerito dalla poesia di Gozzano. Sarebbe inoltre estremamente proficuo ammiccare anche al nostro vivere attuale, creando una sorta di trait d’union fra passato e presente in modo da dare piena giustificazione alla nostra comune passione per la danza dell’Ottocento e mantenerne vivo il ricordo.
Immagine nella pagina:
Berthe Morisot, La lettura (particolare), 1869-70, National Gallery of Art, Washington