Con il capitolo sulla “Politica rapallese nel 1892-94” Pendola analizza il lento e costante lavorio di penetrazione del partito clericale nel ceto medio e nella nascente piccola borghesia. Attraverso l’esempio locale, si coglie l’evoluzione della storia politica della penisola sul finire del secolo.
Ne “La Lega anticlericale rapallese e Domenico Ghirardelli” viene tracciata in modo preciso ma non pedante la figura di un personaggio per certi versi emblematico. La storia di Domenico Ghirardelli è comune a molti italiani. Partito a cercare fortuna oltreoceano, deve è fra i pochi a raggiungere rapidamente una posizione ragguardevole grazie alla sua abilità di pasticciere, non dimentica la terra d’origine in cui invia i figli a studiare, torna più volte aderendo e partecipando attivamente alla Lega anticlericale e trova la morte nel 1894.
“Rapallo, Italia” e “Le celebrazioni per il 20 Settembre” tracciano il percorso di una lotta politica in cui certi ideali finiscono per imporsi a scapito di altri che avevano profondamente nutrito il nostro Risorgimento. Sin dalle prime pagine di questo libro si coglie perfettamente come la storia di Rapallo altro non è che uno specchio in cui si riflettono le mille e più Rapallo d’Italia.
Quale città non conserva una lapide a memoria del passaggio di Mazzini? Quante Società di Mutuo Soccorso sparse in tutta Italia furono fondate? Quale città o comunità non rivendica per sé una camicia rossa o comunque un’attiva partecipazione ad una parte dell’epopea garibaldina?
Con uno stile sobrio e misurato, assolutamente estraneo all’eruditismo che spesso abbonda nella storiografia locale, Agostino Pendole ci racconta la sua Rapallo del periodo post-unitario e, nel contempo, anche la nostra storia. E quando conclude il suo libro con la cronaca della morte e del funerale di Costantino Nigra, che morì da buon cattolico nonostante il suo servizio a quello Stato che aveva relegato il Papa in Vaticano, si percepisce perfettamente che la parabola risorgimentale è giunta al suo epilogo. Benché conclusa dal punto di vista strettamente storico, siamo tuttavia ben consapevoli che gli ideali mazziniani rappresentano ancora oggi un humus da cui trarre nutrimento per mantenere viva la nostra coscienza civile come così generosamente ci indicano uomini come Agostino Pendola.