Scienze e TecnologiaFire Extinguisher

di Samuele Graziani


Un passo indietro.
Nel 1905 Alexander Laurent di Pietroburgo inventò l’estintore a schiuma, unendo solfato d'alluminio con bicarbonato di sodio in soluzione con un agente stabilizzante. Le bollicine di schiuma prodotte all’erogazione, contenenti biossido di carbonio, galleggiavano sulla superficie di liquidi infiammabili, come ad esempio il petrolio, sottraendo loro l'ossigeno necessario a bruciare.
Altro passo.
Gli anni settanta del XIX secolo videro l’invenzione del Soda-Acid Extinguisher, estintore realizzato da un cilindro contenente uno o due galloni di acqua e bicarbonato di sodio. Sospesa nel cilindro c’era una fiala di vetro contenente acido solforico. Tramite un’astina era possibile rompere la fiala causando la reazione tra acido e bicarbonato per produrre anidride carbonica, mandando così in pressione il contenitore ed espellendo l’acqua attraverso un ugello e un tubo flessibile.
Ultimo passo.

Finalmente nella nostra cavalcata a ritroso nel tempo arriviamo all’invenzione del primo estintore moderno della storia. Siamo nel Regno Unito, siamo nel 1816, il nostro amato Ottocento, il capitano George Manby è un ufficiale di Marina che non ha un grande successo come militare, ma che ha una grande passione, o meglio un grande tarlo, un chiodo fisso che gli deriva da una sciagura navale a cui bambino assistette impotente: aumentare il più possibile la sicurezza dei suoi marinai. Tanto che per questo è odiato dagli stessi marinai che non capiscono gli intenti del loro superiore ma ne subiscono i regolamenti, le procedure e le attrezzature stesse. Nell’arco della sua lunga vita Manby realizzò molte invenzioni, tutte orientate in questa direzione, la sicurezza. Tra queste il primo estintore, il fire extinguisher. L’estintore di Manby era costituito da un vaso di rame contenente tre galloni di soluzione di carbonato di potassio in acqua, pressurizzati con aria compressa. Aveva una efficacia molto ridotta, nulla a che fare con gli estintori di oggi, comunque molto superiore a quella dei secchi d’acqua, e soprattutto era il primo. Il primo passo era stato fatto, con successo, rimaneva solo da compiere il percorso dei successivi cento anni, ma anche grazie a lui questo percorso è stato fatto.

Fine.
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Ottobre-Dicembre 2006 (Numero 5)

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