Il rugby sport nato romantico

di Pierpaolo Franzoni

Fu questo travaglio normativo che portò proprio a redigere le prime regole scritte nella cittadina di Rugby nel 1846; e sempre da Rugby viene quel William Gilbert, artigiano, dalla cui bottega esce il primo pallone a forma ovoidale, poiché ottenuto da una vescica di maiale che gli conferisce la forma caratteristica determinante per favorirne la miglior presa con le mani, ma palla pazza quando rimbalza giacché non si può prevederne la traiettoria.
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E’ nel 1863, a Londra, nella famose riunioni della Freemason’s Tavern, che si costituì la Football Association e si tentò di standardizzare le varie forme di calcio che si giocavano all’epoca; ed è in tale circostanza che, nella riunione finale, il Blackheat e altri club si separarono per marcare la differenza con un tipo di gioco che sarebbe diventato il rugby.
L’evoluzione del nostro gioco, come si può capire, rimase, per vari decenni, magmatica e complessa; dal football delle origini si differenziarono come due correnti il Dribbling game e l’Handling game, due modi diversi di fare lo stesso sport, fino a quando nel 1871 si formalizzarono le regole per tutti i club che giocavano varianti di rugby e finalmente nacque il primo organismo nazionale: la Rugby Football Union.

Ed è anche in tale anno che si svolse il primo incontro internazionale Inghilterra-Scozia a Edimburgo, in un campo di cricket, dove la Scozia prevalse.
In seguito, e per alcuni anni ancora, continuò lo sviluppo della tecnica del gioco, prima che assomigliasse a quello che conosciamo oggi, ma la spinta evolutiva determinante fu l’affermarsi del gioco alla mano che portò gli studenti di Oxford dal 1881 al 1884 a vincere consecutivamente l’annuale sfida con i colleghi di Cambridge.
Per terminare concedetemi una fantasia.
A volte, mentre eseguo un reel, quel festoso movimento a serpentina per scartare i compagni di danza, mi viene in mente un rugbysta che fa il doppio passo per scartare l’avversario e, continuando nella fantasia, immagino che la risalita veloce del set di una contraddanza sia come il lanciarsi finale dentro la linea di meta.
E' possibile che i giovanotti inglesi di metà Ottocento si divertissero in entrambi i modi?
Di certo ne avevano la possibilità.
Fine.
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Aprile-Settembre 2006 (Numero 4)

Gran Ballo dell'Unità d'Italia, Barbara Gadani, tecnica mista, 2006

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