Erano i sintomi che la decadenza degli
shōgun era arrivata al suo epilogo. Varie erano le cause che da tempo minavano la struttura eretta da Ieyasu Tokugawa nel 1600 dopo la vittoria nella battaglia di Sekigahara e che dava origine alla dinastia degli
shōgun Togukawa e che sarebbe terminata con Togukawa Yoshinobu nel 1868. Le discordie tra le grandi famiglie, il malcontento delle classi sociali irrigidite nei loro schemi, la rinascita dei princìpi scintoisti che auspicavano il ritorno all’autorità imperiale e, determinante, l’ingerenza straniera.

L’imperatore in carica, Kōmei si dichiarò contrario all’accettazione degli stranieri e lo
shōgun cercò una scappatoia e poi firmò il trattato per l’apertura dei porti del 1858. A questo punto l’imperatore disconobbe i trattati firmati dallo
shōgun ed emise l’editto di
espulsione dei barbari, Jòi. I
daimyō videro nel comportamento dello
shōgun Iemochi uno strappo alle tradizioni e lo isolarono. Iemochi a questo punto tentò con ogni mezzo di riprendere il potere fra i suoi
daimyō, ma ormai risultò impossibile recuperare il prestigio dello shogunato.
I suoi samurai appoggiarono la corte imperiale che ordinò a Iemochi di opporsi ai barbari così come prevedeva il titolo di
shōgun. Intanto dal suo castello sulla costa il
daimyō di Cooshū, Mori Motonori, cannoneggiava le navi americane, francesi e olandesi e sconfiggeva le forze che lo
shōgun aveva inviato contro di lui. Intanto morivano sia l’imperatore che lo
shōgun Iemochi, mentre le flotte francesi e inglesi distruggevano i forti di Shimonoseki.
Era il 1864. In questo momento il potere feudo-famigliare riprese a sostenere la figura imperiale. La classe militare che aveva dominato per secoli il Giappone era arrivata a decretare la sua fine. I
daimyō di Satsuma chiesero all’imperatore di riprendere il comando del paese, come era sempre stato nella tradizione giapponese. L’ultimo
shōgun, Tokugawa Yoshinobu, presentò le dimissioni al sovrano, ma i suoi samurai si ribellarono e mossero verso Kyōto per cercare di ristabilire il potere del loro
shōgun.
Sconfitti dalle truppe imperiali, continuarono a combattere, anche se ridotti in pochi, nel Nord del paese. Queste opposizioni locali non arrestarono comunque gli eventi, tanto che nel 1868 i prìncipi feudali rassegnarono nelle mani imperiali le loro cariche e venne proclamata la Restaurazione Meiji, il Governo Illuminato.
Immagine nella pagina: Fotografia dell'Imperatore Meiji