La fine dei Samurai

di Andrea Trentini

Samurai (Miniatura 219x289 px)È su queste basi culturali e su una società organizzata in un sistema feudale che compaiono i samurai(4), anche se la loro origine rimane avvolta nel mistero. Fin dagli inizi, il termine samurai designa qualcosa in più e di diverso dal semplice combattente e dal XIV secolo furono chiamati samurai soltanto i signori della guerra, o i nobili al servizio dell’imperatore. Verso il X secolo la trasformazione da aristocratico-guerriero di clan in soldato, a samurai, avvenne lentamente in un periodo in cui lo Stato giapponese prese coscienza dell’importanza del ruolo del guerriero. I rapporti che i samurai intrattennero con il potere furono complessi, intricati, e di difficile comprensione per il neofita, ma gli aspetti fondamentali del loro essere sono sicuramente interessanti e degni di menzione.

Con il termine bushidō, che significa via del guerriero, si intende un insieme di norme comportamentali tramandate oralmente e segretamente fin dai primi samurai e infine raccolte in un testo che, tradotto, si intitola All’ombra delle foglie.

Il samurai era tale in tutti gli aspetti della vita. La famiglia, l’abbigliamento, l’alimentazione e la ritualità scandivano l’esistenza del samurai. Non ultime le pratiche mentali proprie dello zen, divenute autentiche preghiere, al punto da considerare un guerriero che non prega un volgare assassino. L’investitura tra vassallo (il samurai) e il suo signore (il feudatario) era centrata su un giuramento che era uso scrivere con un pennello bagnato nel sangue del samurai ed era siglato con l’impronta di un dito ferito. Le pratiche mentali portavano ad interiorizzare concetti come: Quando sei in battaglia chiudi la mente al troppo ragionare poiché quando cominci a ragionare sei perduto. Il ragionamento priva di quella forza con la quale puoi aprirti la strada che porta alla meta.

In battaglia non era prevista la sconfitta. O si vince o si muore. Il guerriero ripeteva spesso: Vero coraggio è vivere quando è giusto vivere, morire soltanto quando è giusto morire. Trovarsi vivo dopo una battaglia persa comportava il suicidio rituale o Seppuku (cioè taglio del ventre) che noi occidentali preferiamo chiamare con il sinonimo Hara-kiri.

(4) Samurai dal verbo Saburau-servire e quindi: colui che serve.

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Tre guerrieri Samurai
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Maggio 2017 (Numero 27)

Vignetta tratta dal giornale satirico La Rana, n. 19

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