
Fra le numerose armi in dotazione al samurai, la spada era di gran lunga la più importante. La spada, per il samurai, non era solo un’arma ma una specie di prolungamento di se stesso, una compagna di vita e di morte inseparabile, un’icona connotativa assoluta. Scriveva un certo Mc Clatchie nel 1873:
Non esiste nessun altro paese al mondo dove la spada abbia avuto fama e onore paragonabili a quelli ricevuti in Giappone. Quest’arma infatti rappresentò l’anima vivente del samurai.
La stessa dea del sole, Amaterasu, progenitrice del clan imperiale, aveva consegnato ai suoi discendenti una spada, uno specchio e una collana, che sarebbero diventati il simbolo del Giappone. La forma della spada ha subìto modifiche nel corso dei secoli fino all’invenzione della
katana, tuttora considerata nell’immaginario collettivo un tutt’uno con il concetto di samurai. L’accessorio più importante della
katana è la
tsuba, o elsa, vere e proprie opere d’arte che denotano la spiccata sensibilità del popolo giapponese che ha posto un’estrema cura nella fabbricazione degli oggetti.
La
tsuba offriva agli artisti giapponesi una superficie abbastanza ampia per eseguire le loro raffigurazioni, che derivavano da racconti popolari, eventi storici, religione e araldica. L’elsa, oltre all’apertura centrale che consentiva il passaggio della lama, disponeva di due aperture addizionali sui lati adatte ad ospitare un coltellino e uno spillone, evidentemente elementi molto importanti sia in battaglia che nella vita comune del samurai.

Il movimento che doveva sciogliere il Giappone da secoli di vincoli militari, che ne avevano determinato ogni decisione, fu opera di pochi samurai,
daimyō di Satsuma, Choshū, Hisen e Tosa. Pochi di loro avevano trent’anni, ma dimostrarono di saper compiere per il loro paese, assieme al loro
shōgun, un atto grandioso, forse superiore all’eroico
seppuku. Anche se le dimissioni dello
shōgun furono umilianti, tanto da suscitare la reazione degli antichi samurai che lo sostenevano, purtroppo gli eventi erano maturi per una radicale trasformazione.
Tōkyo divenne la capitale orientale in antitesi a Kyōto, quella occidentale. Nel 1871 vennero aboliti i feudi e tutto il territorio venne diviso in dipartimenti che contribuivano con un contingente all’esercito nazionale.