Scienze e TecnologiaWhat Hath God Wrought!

del telegrafo e suoi usi

di Samuele Graziani

Le linee di comunicazione francesi si ramificano, da Lille proseguono sino a Bruxelles e Amsterdam, arrivano a Bordeaux e Tolosa, Lione-Torino-Milano-Venezia. Quando nel 1843 anche Parigi si convertirà finalmente al telegrafo elettrico, le stazioni ottiche ancora in servizio saranno 534.

Chiusa la dovuta parentesi sull’antesignano ottico, eccoci arrivati al vero e proprio telegrafo, quello elettrico. L’elettricità è la grande scoperta del XIX secolo, è la vera protagonista dell’evoluzione scientifica e umana degli ultimi due secoli (pensate come sarebbe oggi senza elettricità). E quello che ha fatto sì che con l’elettricità si potesse lavorare sono i lavori di Luigi Galvani (il galvanometro) e Alessandro Volta (la pila). Quando finalmente l’elettricità diventa controllabile, studiosi e inventori in ogni parte del mondo si dedicano a ricerche in campo elettrico. A volte si rubano idee e invenzioni (lo abbiamo visto in tanti esempi nei precedenti numeri della nostra rivista, citiamone uno per tutti, il caso Meucci-Bell), altre volte lavorano all’oscuro dei lavori altrui arrivando più o meno alle stesse conclusioni, più o meno in contemporanea. È questo il caso del telegrafo.

Questa volta la gloria se la prende tutta (e giustamente) Morse nel 1837 in America, ma negli stessi anni gli inglesi Charles Wheatstone e William Cooke lavoravano in autonomia ad un sistema del tutto simile, e anche il tedesco August von Steinheil faceva ricerche autonome in tale direzione. Ma l’invenzione di Morse aveva quel qualcosa in più.

Samuel Finley Breese Morse, più semplicemente Samuel Morse, curiosamente fece studi artistici. Era un pittore. Era un artista. Dopo gli studi visse una decina d’anni a Londra e un anno a Roma, rientrato a New York si dedicò all’arte e alla pittura. Mentre lavorava a Washington, una lettera lo informò delle condizioni precarie di salute della moglie, una seconda lettera della sua improvvisa morte, tornò immediatamente a New York, ma arrivò a funerale già avvenuto. Il servizio postale, per quanto efficiente, impiegava comunque giorni per recapitare le missive, se parliamo di città vicine. Mesi se parliamo di comunicazioni intercontinentali.

Questo accadimento diede lo stimolo a Morse per studiare un sistema per comunicazioni a distanza più veloci. Molto più veloci. E così, dopo alcuni incontri fortuiti con studiosi esperti di elettromagnetismo, si mise ad effettuare esperimenti chimici ed elettrici sino ad arrivare alla realizzazione del telegrafo. Il brevetto è del 1837.
I già citati Wheatstone e Cooke misero in servizio commerciale 20 Km di linea già nel 1838. Nel 1843 il governo americano finanziò la prima linea tra Washinghton e Baltimora (i chilometri sono una sessantina). La prima comunicazione ufficiale con le apparecchiature di Morse reca la già citata data del 24 maggio 1844. Ma allora perché è Morse che passa agli allori della storia e non gli altri due? Per un motivo semplice, l’invenzione di Morse aveva due aspetti geniali che quella degli altri non aveva. Primo, il sistema inventato da Morse era semplicissimo, utilizzava un solo filo. Semplicissimo fa rima con poco costoso, e poco costoso fa rima con minori investimenti e maggiori guadagni. Secondo, Morse inventò un codice con cui trasmettere le informazioni (che prenderà il suo nome, l’alfabeto Morse) che è diventato lo standard per le comunicazioni mondiali, ed è rimasto tale sino al 1999!


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Trasmettitore Morse
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Maggio 2019 (Numero 29)

Anonimo, Li 8 agosto 1848. La cacciata dei tedeschi da Porta Galliera dal Popolo Bolognese, 1848, Museo civico del Risorgimento di Bologna

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