Ora non ci addentreremo nel tecnicismo del funzionamento del telegrafo, nelle sue molteplici evoluzioni successive, nelle apparecchiature di trasmissione e ricezione, cosa che peraltro sarebbe molto interessante. Ma ci limiteremo al suo uso.

Il telegrafo si diffonde rapidissimamente, grazie alle ferrovie. L’America di metà Ottocento è la corsa all’oro, è il far west (…ritornano i film dell’inizio). La conquista dell’ovest avviene di pari passo con la ferrovia, che avanza. Alla ferrovia serve un metodo rapido di comunicazione, per comunicare tra una stazione e l’altra l’invio dei treni in linea. Al telegrafo serve un filo, e dei pali che lo sorreggano e lo portino da un capo all’altro. Le due esigenze si compensano: alla ferrovia serve il telegrafo, al telegrafo fa molto comodo affiancare una ferrovia, da cui si può facilmente controllare e verificare lo stato di salute del filo. Le compagnie ferroviarie diventano anche compagnie di telecomunicazioni. Ogni stazione contiene un ufficio telegrafico aperto al pubblico. Il potenziale economico di una comunicazione di tale velocità è enorme. E sarà sfruttato massivamente.
Alla stessa rapidità il telegrafo si diffonde anche in Europa già dal 1845. In Italia arriva grazie a Carlo Matteucci, romagnolo che arriva ad insegnare all’Università di Pisa sotto il granduca Leopoldo di Toscana. E proprio qui avvia la prima linea telegrafica italiana, tra Pisa e Livorno, nel 1847. L’anno successivo, sempre seguendo la linea ferroviaria, la linea arriva a Firenze. L’anno seguente tutte le altre maggiori città toscane sono coperte da linea telegrafica. Il 12 febbraio 1849 viene aperto il primo ufficio telegrafico a Trieste. Trieste è austriaca, ed è collegata direttamente a Vienna (sono 180 Km). Per il primo anno le comunicazioni sono solo governative, dal successivo anno il servizio sarà aperto al pubblico. Tra 1849 e 1850 sono collegate Milano e Venezia, l’anno successivo Torino-Genova e Caserta-Capua. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, il bel paese conta 355 uffici telegrafici sul suo territorio, per oltre 16.000 Km di linee.
Ora forse qualcuno si starà chiedendo cosa c’entri tutto questo telegrafare con un numero di
Jourdelò monografico sui moti bolognesi del 1848-1859. C’entra, eccome.
Bologna era parte dello Stato Pontificio, la prima linea telegrafica nello Stato della Chiesa è solo del 1853. E al 1853 risale anche la prima agenzia di stampa italiana, l’Agenzia Stefani (di fatto il primo strumento con cui Cavour riforniva di notizie fresche il Regno di Sardegna). Quindi i moti del 48-49 avvennero
senza telegrafo, ossia con comunicazioni tradizionali.
Come funzionava: dove c’era la linea telegrafica si comunicava al ritmo di una decina di parole al minuto, dove la linea finiva si trascriveva il messaggio su carta e si proseguiva con il servizio postale tradizionale, al ritmo di una decina di chilometri all’ora. Abbiamo detto dell’importanza di Trieste a livello di comunicazioni verso l’Austria.
Immagine nella pagina: G. Ottinger, The Overland Pony Express, 1867