
E ancora, passeggiate sui colli apparentemente innocue mascheravano esercitazioni militari della gioventù liberale. Ma c’era un altro importante covo segreto. Se vi capita di entrare nel cortile di via Castiglione 6, all’interno di Palazzo Pepoli Vecchio, noterete sulla destra una lapide che ricorda la presenza un tempo del fondaco di legnami di Cesare Ghedini e del cognato Dionisio Marani
ove nel 1859 durante gli ultimi giorni della dominazione austriaca furono occultamente raccolte armi e munizioni.
Si trattava di un locale sito al pianterreno con apertura appunto sul grande cortile interno. Cesare Ghedini si era distinto fin da ragazzo per atti valorosi e, oltre ad assumersi il delicato e rischioso compito di nascondere quel piccolo arsenale clandestino, si adoperò con ogni mezzo per procurare polveri e proiettili.
Al Museo del Risorgimento si conserva un prezioso manoscritto, un piccolo taccuino di otto pagine, per la precisione un
Libro di spese e Guardia, in cui si registrarono, in quelle notti cruciali tra l’8 e il 12 giugno, armi e munizioni raccolte e chi le aveva donate (
schioppe, palle, capsule da fucile), i turni di guardia con numeri, nomi, talvolta la professione (
Garagnani Raffaele Brigadiere, Rimondini Stampatore, Trebbi Orologiaio a Porta Castello) di chi li effettuò e note (
Tutto in silenzio - alle ore 1.50 ant.[antimeridiane]
visitò i soldati il March. Tanari Luigi).
Si può intuire con quale trepidazione i nostri patrioti vegliassero in attesa di un evento che avrebbe mutato per sempre il destino della città. Da questi ambienti e dibattiti uscirono anche i nomi di coloro che avrebbero dato vita al primo governo provvisorio della città, una volta liberata.
Ma torniamo a quella notte. Nel rapporto annotato sul taccuino relativo alla fatidica notte tra l’11 e il 12 giugno si legge
Gli Austriaci sono partiti da Bologna alle ore 3 ant. - il quartiere, o meglio dire, il Magazzino Legnami si è riempito di militi Urbani e di Pompieri e di altri cittadini. E ancora,
I 20 Cittadini qui contro notati alle ore 3 ant. hanno occupato il posto della Granguardia al Palazzo Comunale - Capo Sig. Facchini.
Il rapporto continua indicando il numero di cittadini che si recarono in altri punti nevralgici della città, tra cui le carceri e le banche (
Carceri della Carità, Carceri dell’Abadia, Banca Romana di S. Salvatore). Da Bottrigari apprendiamo altresì che
Ognuno intanto aveva ornato il cappello ed il petto della coccarda tricolore, e l’universale entusiasmo si manifestava e si propagava come una scintilla elettrica.
Immagine nella pagina:
V. Caldieri, Ritratto di Cesare Ghedini, 1877, Museo civico del Risorgimento di Bologna e una pagina del citato manoscritto