
Assai diversa era l’uniforme dei reparti di fanteria leggera: i
Kaiserjäger (Cacciatori imperiali) vestivano in panno grigio luccio con distintivi verde erba e bottoni in metallo giallo. Indossavano il cosiddetto
cappello còrso (mentre gli ufficiali portavano la feluca), sul quale venivano fissate penne di gallo cedrone.
L’Armata Imperiale affrontò la Prima Guerra d’Indipendenza con queste uniformi, ma già dal 20 agosto 1849 intervennero importanti modifiche. In tale data fu infatti emanato un decreto con il quale venivano introdotti i nuovi abiti a tunica, detti
Waffenrock, che sostituirono definitivamente gli antiquati abiti a coda. I baffi dovevano essere ben curati, non coprire la bocca e piegati all’insù. Erano vietati a cadetti ed artiglieri, ritenuti inopportuni per gli ufficiali della cavalleria germanica e per quelli dell’artiglieria, indispensabili per Ussari e Ulani. Per regolamento era vietata la barba: gli unici esentati erano gli Zappatori di fanteria, per i quali era tradizione portarla.

La pedanteria di alcuni ufficiali austriaci nella ricerca dell’uniformità raggiunse livelli davvero maniacali: il Feldmarescial- lo Gyulai, comandante della II Armata in Italia, impose che nelle parate tutti i soldati dovessero portare i baffi: chi li aveva biondi doveva tingerseli di nero e chi non li aveva doveva disegnarseli con il lucido da scarpe! Gli zaini più scuri venivano assegnati a chi si posizionava nelle ultime file, così che la diversa tonalità di colore non
disturbasse la vista degli ufficiali presenti.
Un comandante di reggimento arrivò a ideare una sorta di cesto con l’estremità superiore ad una certa altezza, nel quale venivano fatti entrare i soldati in modo tale da poter tagliare i cappotti affinché avessero tutti la medesima distanza da terra, indipendentemente dalla statura del soldato che lo indossava.
Immagini nella pagina: - Oberjäger del reggimento Imperatore - Il Feldmaresciallo Josef Radetzky