Un giornalista inglese scriverà di lui:
Bello, irruente, spietato come un fulmine da guerra. Sentirsi un condottiero gli darà però alla testa. Già irascibile e violento per natura, si lascerà andare a una serie di eccessi che lo metteranno in cattiva luce di fronte a Garibaldi e all’opinione pubblica. Quanto alla guerra, si era più volte distinto, ma c’era chi trovava nel suo coraggio una lucida e fredda componente di frustrazione e di ferocia, che quasi lo faceva odiare dai suoi stessi commilitoni.
Che sia un bastardo si sa, ma al mondo paura non ha cantano i suoi soldati: un ritornello che farà presto il giro della Sicilia.

La sera del 17 maggio si reca da Garibaldi dicendogli:
O a Palermo o all’inferno, Generale! Con Garibaldi che, ben più pacatamente, gli risponde
A Palermo Bixio, a Palermo…
Nell’assalto alla città si fa largo a colpi di revolver e di spada uccidendo nove borbonici, poi non esita a sparare a bruciapelo nella nuca di un picciotto che aveva sorpreso a togliere gli stivali a un nemico caduto. Nel tentativo di superare una barricata, viene colpito da una palla al petto. Sceso da cavallo, con un coltello estrae il piombo dalla ferita e riprende a combattere. Sembra immortale.
Ripresosi dalla ferita, disgustato dall’indisciplina dei suoi uomini, scrive alla moglie:
Mi sento animato da un’energia che tocca la ferocia, sono amato e detestato insieme. A Palermo iniziano a chiamarlo
Il Secondo dei Mille.
Quanto alla situazione venutasi a creare in Sicilia, annota il 15 giugno sul suo diario:
È imperativo continuare a combattere e muover presto su Napoli, lasciandoci alle spalle provincie ben tranquille, stroncando i disordini ribelli. Si presentava infatti il problema di governare quella parte della Sicilia dove la popolazione si era scatenata contro il latifondismo agrario dei galantuomini. I disordini erano scoppiati in numerosi paesi del catanese, soprattutto a Bronte, dove i contadini avevano selvaggiamente massacrato intere famiglie di
galantuomini bruciandone e saccheggiandone le case. Dati alle fiamme i registri catastali, miravano a costituire un governo rivoluzionario che sancisse la distribuzione della terra dei latifondi.
Bixio entra a Bronte da solo, a piedi, seguito a poca distanza da un battaglione di garibaldini. Lo spettacolo che si presenta è orribile: case in fiamme e gente sgozzata per le strade. Emana quindi un decreto con il quale
Il paese di Bronte colpevole di lesa umanità è dichiarato in stato d’assedio.
La commissione speciale condanna alla fucilazione i cinque maggiori responsabili degli omicidi, rinviando gli altri ai giudici del tribunale di guerra a Messina. Questo episodio marchierà per sempre Bixio come violento e sanguinario. Tuttavia da quel che scrive alla moglie emerge un insospettabile conflitto interiore:
Dovetti far fucilare sei individui (in realtà cinque) a Bronte e a me queste cose mi lacerano l’anima... Una missione maledetta dove l’uomo della mia natura non dovrebbe mai essere destinato.
Immagine nella pagina:
Partenza da Quarto dei due piroscafi Piemonte e Lombardo