Per costruire il nostro itinerario bolognese facciamo un paragone col cinema: in una grande città non è attiva una sola sala e ugualmente, nell’Ottocento, in una città di media grandezza come Bologna esistono più teatri destinati, anche se non esclusivamente, all’opera in musica. Qui, oltre al Teatro Comunale (che col Brunetti ha proseguito la sua programmazione fino ad oggi), esiste un’incredibile costellazione di spazi che offrono stagioni più o meno importanti. Teatri dei quali oggi, salvo alcune eccezioni, non rimane alcuna traccia, ma ciascuno dei quali ha una bella storia da raccontare.
Quello che segue quindi non è un elenco di nomi e di date, ma un seme di curiosità che speriamo porti come frutto la consapevolezza storica del nostro passato, spesso ancora tutto da scavare nelle sovrastrutture dell’attuale architettura urbana.
Cominciamo dai teatri che possiamo definire di antica proprietà, presenti sin dal Rinascimento nei palazzi senatori, dove per diletto si esibivano i componenti della famiglia o gli occasionali ospiti di passaggio e che, dal Settecento, iniziano rappresentazioni pubbliche a pagamento.
Il primo in ordine cronologico è il Teatro Guastavillani, aperto all’angolo tra le attuali vie Castiglione e Farini nel 1636, dove per la prima volta si rappresenta l’opera a Bologna e che cambia più volte proprietario e nome nel corso del secolo successivo: Teatro Barbieri, poi Casali e poi Formagliari. Conclude la propria storia nel 1802 come Teatro Zagnoni, vittima di uno dei più famigerati fatti di cronaca del primo Ottocento: l’incendio doloso provocato forse da un concorrente.
Incontriamo poi il Teatro Felicini, nell’omonimo palazzo senatorio, all’angolo tra le attuali via Cesare Battisti e vicolo Felicini, i cui tre ordini di palchi fanno da corona ad una sala a disposizione di private Accademie dal 1685 al 1763. Divenuto in quell’anno teatro pubblico, ospita lavori dei migliori operisti e, appena sfiorato dai rivolgimenti politici, dal 1813 propone spettacoli stupefacenti, macchine mirabolanti e teatro di illusione, chiudendo i battenti nel 1826.
Poco distante spunta il Teatro Taruffi, dal 1799 in Palazzo Lambertini, all’attuale Via Nazario Sauro 18, dove si esibiscono fino al 1805 compagnie operistiche professionali e compagnie di prosa invece assai maldestre. Non va dimenticato, infine, il Teatro Loup, aperto nel 1828 in Palazzo Ghisilieri, in piazza Calderini, dallo svizzero Emilio Loup per ospitare le rappresentazioni di un’accademia di arte drammatica e di un’accademia musicale, e che termina la sua vita nel 1858, con la morte del proprietario.
Immagine nella pagina:
Locandina del 1832