Fra i teatri collocati nei palazzi privati i più importanti sono però il Teatro Marsigli-Rossi e il Teatro Malvezzi.
Il primo viene aperto in Strada Maggiore nel 1710, è dapprima destinato al melodramma poi diviene, a fine secolo, il luogo prescelto per le rappresentazioni politiche giacobine prima di essere chiuso per inagibilità nel 1825. Di fronte al Marsigli sta il Teatro Angelelli, nell’omonimo palazzo, nato dalla volontà del proprietario di gareggiare col teatro dirimpettaio e dove la programmazione, iniziata nel 1710, termina dopo una serie di fallimenti nel 1736.
Il secondo, nell’omonimo palazzo in via Belmeloro, svolge la sua programmazione dal 1686 al 1745, ospitando celebri interpreti tra i quali il grande Farinelli. La sua attività è quindi collocata nell’epoca precedente a quella che ci interessa, ma la sua fine, causata da un incendio, spingerà la città a dotarsi di un grande teatro pubblico, il Comunale.
Altri numerosi teatri, attivi in alcuni casi fino a tempi recenti, vengono invece appositamente costruiti da impresari che approfittano della dismissione dei beni ecclesiastici in epoca napoleonica per acquistare gli immobili e allestire in chiese, oratori e conventi spazi che garantivano buon guadagno e visibilità. Ecco allora il Teatro della Concezione della famiglia Privat che, acquistata la chiesa delle monache agostiniane della SS. Concezione di via Saragozza, vi ospita dal 1818 al 1824 i dilettanti Filodrammaturghi con spettacoli di ricreazione fisica e di poesia estemporanea. O ancora il Teatro San Gabriele, tra Piazza Ravegnana e via de’ Giudei, nel collegio di Santa Maria del Presepio dei Padri Teatini, dove il proprietario, Coralli, dal 1811 propone spettacoli di arte varia dal vivo e di opera affidata ai marionetti e che, godendo di pessima fama, terminerà la propria attività nel 1815.
Più duratura è invece la vicenda del Teatro Nosadella, costruito nel 1825 nell’ex chiesa di Santa Maria Egiziaca delle monache Francescane Terziarie, attivo come cinema fino a una quindicina di anni fa. Qui le marionette, che eseguono in playback le arie d’opera, dialogano con attori e col pubblico che mangia e beve allegramente. Non va poi dimenticata l’Arena Brighenti, uno spazio all’aperto all’angolo tra via Castiglione e via Castellata, attivo dal 1801 al 1830 nell’orto del Convento delle canonichesse lateranensi di San Lorenzo, tollerato dall’autorità solo perché considerato per il popolo un male minore rispetto alle serate in osteria.
Immagine nella pagina:
La Compagnia Bolognese nel Carnevale 1889 al Teatro Contavalli