Riprendiamo però il nostro itinerario culturale e musicale parlando dei teatri che maggiormente si sono segnalati per le loro proposte spesso in alternativa o in supporto al maggior teatro di Bologna.
In ordine di apparizione c’è il Teatro del Corso, in via Santo Stefano, che inizia gli spettacoli nel 1805 in una strana coincidenza con la fine del Teatro Zagnoni, dove si affiancano lirica e prosa. Al Corso tra gli spettatori possiamo ricordare Napoleone e Leopardi e tra gli artisti Gioachino Rossini ed Ermete Zacconi, oltre ai più importanti nomi della tradizione lirica italiana fino al 1944 quando, durante una prova di Barbiere di Siviglia, il teatro è per sempre distrutto da un bombardamento.
Di poco successivo per fondazione è il Teatro Contavalli, costruito nel 1814 in una porzione del convento dei padri Carmelitani di San Martino, ricettacolo di patrioti e rivoluzionari sotto mentite spoglie di attori, tra i quali troviamo i nomi di Agamennone Zappoli e Gustavo Modena. Un teatro che, dopo avere ospitato le stelle della lirica, è stato un cinema dagli anni ‘30 fino agli anni ’70 dello scorso secolo.
Abbiamo lasciato per ultimi due teatri ancora attivi: il primo è il Teatro Brunetti (Teatro Duse dal 1898, dopo una serata trionfale della grande attrice), che ha visto sul suo palcoscenico Adelaide Ristori e Sarah Bernhardt, Adelaide Borghi Mamo, Adelina Patti e Francesco Tamagno, oltre ai grandi direttori d’orchestra protagonisti dal 1880 dei Concerti Popolari organizzati da Luigi Mancinelli.
Il secondo è il Teatro Comunale, inaugurato nel 1763 col Trionfo di Clelia di Gluck e fulcro di uno dei momenti più esaltanti della storia culturale bolognese a fine Ottocento: quella infatuazione wagneriana culminata nel Parsifal del 1914, che ha raccontato a tutto il mondo l’amore e la competenza teatrale della nostra città.
Immagini nella pagina:
F. Rosaspina, Facciata del nuovo Teatro del Corso su progetto di F. Santini, 1805
Fotografia del Teatro del Corso dopo il bombardamento del 29 gennaio 1944