Un nodo cruciale del viaggio moderno in Italia fu l’indipendenza: il riconoscere la lotta contro l’oppressore straniero come una lotta comune condusse donne di diversi paesi a trasferirsi in Italia e alcune italiane ad andare in esilio all’estero, creando movimenti su e giù per la penisola italiana e fuori e dentro l’Italia. Bologna, città colta e bellissima, urbanisticamente inconfondibile, con una posizione geograficamente rilevante e seconda nello Stato Pontificio, aveva sempre goduto di una certa libertà politica sconosciuta in altre parti della penisola, intrisa di idee progressiste, faceva capolino senza eccezioni negli itinerari delle viaggiatrici straniere che visitavano l’Italia.
Nell’Ottocento, essa fiorì come un centro di vita sociale pervaso di cultura, dando vita a numerosi circoli e salotti che si ergevano come autentici epicentri di convivialità.
Tra questi, la Società del Casino svettava come il principale punto d’incontro dell’aristocrazia bolognese, accompagnata dalla raffinata presenza della Società delle Dame.
Bologna attirava anche per l’attenzione riservata a donne culturalmente e storicamente rilevanti, come Maria Gaetana Agnesi o Laura Bassi, le prime docenti ad insegnare all’Università.
La città, pulsante di fervore intellettuale, attraeva curiose visitatrici, le quali non potevano prescindere dalla visita a istituzioni di prestigio come l’Accademia Musicale di Maria Brizzi Giorgi, i teatri, la rinomata Certosa e la presenza dell’antica Università. In particolare, l’esistenza dei salotti di certe signore della buona società, come Cornelia Rossi Martinetti o Teresa Carniani Malvezzi, costituirono i centri nevralgici della discussione letteraria e politica bolognese. La politica, perciò, entrò prepotentemente nei salotti divenendo il focus della conversazione.
Immagini nella pagina:
Busto di Properzia de’ Rossi
Busto di Lavinia Fontana