Le loro storie hanno concorso a sfidare le norme sociali che relegavano tradizionalmente il ruolo delle donne alla sfera domestica, documentando le trasformazioni sociali, culturali ed economiche del loro tempo.
Attraverso le loro attente osservazioni e analisi, hanno fornito un quadro prezioso delle condizioni della presenza delle donne come soggetti transnazionali. La scrittura di viaggio femminile ha offerto loro l’opportunità di esplorare la propria identità in contesti diversi, spesso al di là dei propri confini geografici e culturali, contribuendo a sfatare stereotipi e a promuovere una visione maggiormente inclusiva.
Questo processo di autoesplorazione ha favorito una riflessione più profonda sul ruolo e sulla posizione delle donne nella società, influenzando anche la percezione del mondo esterno. Il viaggio significò, pertanto, strumento di comprensione, di apertura e conoscenza, di totale immersione nella vita pubblica, di incontro e scontro. Soprattutto, esso fu scambio e interconnessione tra realtà e soggetti che spesso contribuiscono a creare reti tra donne, come uno stare insieme senza confini. Il viaggio fu evasione, fuga, anelare al nuovo e all’ignoto.
Ne costituì un esempio Lady Mariana Starke, una scrittrice e viaggiatrice britannica originaria del Surrey. Sin dai primi anni del XIX secolo, Starke si dedicò alla produzione letteraria con particolare attenzione all’Italia. Nel 1800, pubblicò Letters from Italy nella forma di tradizionale finzione epistolare, rivelando il suo interesse appassionato per il Bel Paese.
Immagine nella pagina:
R. T. Berthon, Ritratto della romanziera irlandese Lady Morgan, 1818