Di Bologna scrisse che tra tutte le repubbliche italiane fu quella che sembra aver conservato più a lungo le sue donne colte e aver venerato maggiormente i poteri dell’intelletto femminile. Entusiasta della città, si addentrò nella descrizione minuziosa della storia politica della città, soprattutto sulla sua contemporaneità, adducendo che la rivoluzione, divenuta europea, trovò Bologna più matura per il cambiamento e pronta per il miglioramento di qualsiasi altro stato italiano.
Complimentandosi per il sistema di istruzione, così commentò: I bolognesi, da sempre caratterizzati dagli italiani come franchi e giocondi, hanno aggiunto, dopo la rivoluzione, a queste amabili qualifiche un certo aplomb, che è il risultato del loro migliorato sistema di educazione per entrambi i sessi.
Infine, Madame Colet, che in Italia tornò più volte, rispose così quando le chiesero le sue impressioni sulla città di Bologna: È una città ben caratterizzata, risposi, e che credo sia destinata a diventare immensa. Bologna, con l’unità, sarà per l’Italia quello che Lione è per la Francia, una città centrale da cui si irradieranno il nord e il sud; geograficamente parlando, Bologna sembrerebbe addirittura più adatta di Roma a essere la capitale d’Italia.
Immagine nella pagina: Tratto del portico di San Luca