Nel 1811, su interessamento di Antonio Canova, ottiene il privilegio, a quel tempo impensabile per una donna, di studiare a Roma con una sovvenzione statale. Rimane nella città eterna fino al 1815, frequentando gli ambienti dell’Accademia del Regno italico (1812-1815), istituzione presieduta dal diplomatico Giuseppe Tambroni sotto la supervisione di Canova, dove si raccolgono gli artisti e gli studenti più brillanti provenienti dalle accademie d’arte di Venezia, Bologna, Milano.
La Gargalli ritorna poi a Bologna, inaugurando un periodo di lavoro intenso, durante il quale produce ritratti, soggetti sacri e copie dei capolavori della Pinacoteca Nazionale. Nel 1821, anno delle nozze con il medico Carlo Luigi Rovinetti, è già un’artista affermata, tanto da essere definita da Lady Sydney Morgan l’Elisabetta Sirani dei nostri giorni. Nei decenni successivi la sua attività rallenta, minata anche da gravi lutti famigliari (la morte del marito e della figlia), per poi terminare definitivamente nel 1840, l’anno della sua morte. In un opuscolo del 1841, a significare la straordinaria emancipazione di questa donna, viene segnalato che la pittrice deteneva un Gabinetto di quadri, gestito a Roma in via del Corso 63.
La vita della pittrice incrocia quella di altre donne dell’epoca, la compositrice Maria Brizzi Giorgi, la contessa Cornelia Rossi Martinetti, la milanese Bianca Milesi. La prima è ricordata come autrice di marce militari per la Guardia Civica e ha il merito di far debuttare come compositore il giovane Gioachino Rossini all’interno dell’Accademia Polimniaca da lei fondata. Astro della Bologna napoleonica, viene ritratta da Filippo Gargalli come una donna di grande fascino, avvolta in un abito bianco stile impero con una scollatura molto pronunciata, mentre un Amorino alle sue spalle regge un pentagramma senza note per indicare la sua abilità nell’improvvisazione.
Immagine nella pagina: C. Gargalli, Pirro che minaccia di uccidere Astianatte, 1815