Dal Grand Tour al souvenir di viaggio

di Silvia Fini

Il fenomeno del Grand Tour si diffuse ben presto in tutta Europa. Oltre agli inglesi e ai francesi, vennero in Italia anche molti principi tedeschi, polacchi e aristocratici russi, coinvolgendo le élite di tutte le principali corti europee. L’Italia era una tappa obbligata grazie ai tesori artistici, la Francia rappresentava invece il vertice dello stile e della raffinatezza. A Parigi, prima tappa del Tour, i giovani soggiornavano a lungo per apprendere l’etichetta del bel mondo e affinare il loro stile, abbandonavano le loro rozze abitudini per assumere modi e abbigliamento francesi. Da Parigi scendevano poi fino a Lione e, attraverso le Alpi, giungevano in Italia.

Micromosaico del XIX secolo 1 (Miniatura 219x192 px)In Italia il giro comprendeva le città che avevano acquisito nei secoli una grande tradizione canonica, ma anche località molto significative dal punto di vista scientifico e paesaggistico, che consentivano di ammirare dal vivo elementi naturalistici unici nel loro genere. Il percorso si snodava su grandi arterie, secondo una rigida organizzazione, che prevedeva cambi di cavalli ogni 30 km per rendere il viaggio più agevole e sicuro. Le mete principali erano: Torino, Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, la Sicilia. Le tappe dipendevano dal percorso: se si partiva dalla Francia la prima città che si incontrava era Torino, se si arrivava via mare, si sbarcava a Genova. Da Torino e Genova si raggiungevano poi Bologna, Firenze, Siena, Lucca.

L’Italia, nella cultura europea, era considerata una terra in cui si potevano ritrovare i miti classici, una sorta di museo a cielo aperto in cui ancora oggi si possono ammirare le più importanti opere d’arte e di architettura dell’antichità.


Immagine nella pagina: Micromosaico del XIX secolo

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Maggio 2024 (n° 34)

E. Matania, Partenza da Napoli di 180 volontarii colla Principessa Belgioioso, in F. Bertolini, Storia del Risorgimento Italiano, Milano, Treves, 1899, colorata artificialmente.

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