Sul finire del ‘600 assunse un ruolo particolarmente rilevante Napoli che, a soli due giorni e mezzo di viaggio da Roma, offriva uno straordinario ambiente paesistico e delle presenze naturalistiche eccezionali. Le celebri eruzioni del Vesuvio vennero illustrate in centinaia di tele e disegni. I Campi Flegrei costituivano poi uno straordinario luogo di antichità greco-romana e presentavano lo spettacolo straordinario della solfatara. Napoli indubbiamente era, subito dopo Roma, uno dei luoghi più affascinanti, con un’antichità sotterranea che riemergeva a seguito delle scoperte di Ercolano e di Pompei.
Nel ‘700 il Tour venne trainato più dall’interesse artistico e antiquario che economico e scientifico. Attorno al 1748 Carlo di Borbone avviò un intervento sistematico per gli scavi di Pompei, che diventò un’attrazione molto produttiva per la città di Napoli. Pittori e incisori vivevano l’esperienza degli scavi archeologici come un’emozione pre-romantica tipica dell’Arcadia: un fenomeno culturale di tipo idillico-bucolico-pastorale, animato da una passione tutta estetica per la vita semplice delle pastorelle e una struggente nostalgia per quella immaginaria età dell’Oro, che nacque con la fondazione dell’Accademia d’Arcadia a Roma. Accanto ai diari di viaggio, durante il ‘700, i luoghi più belli d’Italia vennero ritratti da artisti europei che viaggiavano in proprio, oppure per accompagnare illustri viaggiatori, lasciandoci vedute e paesaggi di grande suggestione.
Da Napoli si raggiungeva infine la Sicilia via mare. L’isola divenne celebre dopo la riscoperta dei grandi templi dorici tra la fine del ‘700 e i primi dell’800. Qui, oltre all’ambiente naturalistico eccezionale, la cultura siciliana poliglotta e caratteristica sorprendeva i visitatori. La Sicilia veniva visitata soprattutto in occasione delle feste, la più celebre quella in onore di Santa Rosalia.
Immagine nella pagina: Micromosaico del XIX secolo