Anche nel 1849, in particolare nei territori della neonata Repubblica Romana, vennero eretti alberi della libertà. Ne abbiamo testimonianza, per Bologna, nel quadro di Gaetano Belvederi, Ballo intorno all’albero della libertà, dipinto all’indomani della festa che vide l’innalzamento dell’albero di fronte alla chiesa di Santa Maria della Visitazione al ponte delle Lame, sul canale di Reno: fiammelle tra le case illuminano la scena, gruppi di musicisti suonano probabilmente inni, bimbi giocano e saltano, venditori di dolciumi si aggirano tra la folla, donne e uomini vestiti al meglio assistono… una festa in piena regola, come la descrisse Enrico Bottrigari: …tutta la Città fu riccamente illuminata, e vidersi i lumi fin nelle case di coloro che furono e sono tuttavia poco amanti di libertà; e ciò fu per timore d’averne i vetri rotti dal popolo basso, che con faci e bandiere percorreva la Città, cantando inni di gioja… Anche a Ravenna la Repubblica Romana fu festeggiata con l’albero della libertà, eretto il 15 febbraio nella Piazza Maggiore. Si trattava di un pioppo, che venne poi tagliato nella notte dal 25 al 26 maggio successivo, in vista del ritorno degli austriaci in città (la zocca, ovvero il ceppo con le radici, rimase nel terreno, coperta e protetta, e fu rimossa solo nel 1903, con grande concorso di popolo!).
All’inizio del ‘900, forse per l’ultima volta, l’albero della libertà tornò a simboleggiare desiderio ed affermazione di libertà rivoluzionaria. Accadde nelle Marche ed in Romagna in particolare in provincia di Ravenna, nel giugno del 1914, in occasione delle turbolente giornate culminate nella Settimana rossa: alberi della libertà vennero eretti sulle piazze di Conselice, Fusignano, Sant’Agata sul Santerno, Massa Lombarda, decorati con berretto frigio e bandiere anarchiche! Fu una ventata rivoluzionaria prontamente repressa, ben presto travolta anche dai venti di guerra che si andavano preparando in Europa.
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Guglielmo Tell fu un eroe mitico anche per i patrioti italiani del Risorgimento, in particolare dopo che la sua storia venne resa celebre dall’omonima opera di Gioachino Rossini (1792-1868), la cui première si ebbe a Parigi nel 1829. Rossini aveva tratto ispirazione dall’ultimo dramma scritto da Friedrich Schiller (1759-1805) poco prima della morte, dedicato proprio a Wilhelm Tell: un messaggio patriottico e popolare diretto al pubblico tedesco della sua epoca, impegnato nelle guerre di liberazione antinapoleoniche.
Immagine nella pagina:
G. Belvederi, Ballo intorno all’albero della libertà, 1850