Ma stavolta Clara non era disinteressata. Stavolta si giocava qualcosa di fondamentale per sé stessa.
Rivederlo.
Vieni, ti accompagnerò io da Manzoni e lui sarà felice di riceverti. Sì, è vero, ormai ha ottantatré anni e non gradisce vedere tanta gente, ma io sono una di famiglia per lui e tu verrai con me. E gli stringerai le mani e gli parlerai… ed io sarò lì, tra di voi, orgogliosa e fiera.
Era sempre stata orgogliosa e fiera delle sue grandi amicizie.
Vuole sbandierare a tutti la sua amicizia con Verdi, per questo si è fatta mandare delle sue foto autografate e le distribuisce. Così cercavano di offenderla alcuni, non riuscendo a scalfire minimamente la fierezza di Clara nel godere di quell’amicizia e di non volerla nascondere, anzi.
Sì, è vero, aveva pregato Verdi di spedirle altre foto, proprio per donarle ai suoi estimatori e appena le terminava gliene richiedeva altre.
I giudizi della gente invidiosa non la riguardavano.
Io appartengo a me stessa soleva dire con forza, mentre, dentro di sé, pensava che nessuno avrebbe mai potuto cambiarla.
Persa nei suoi pensieri, quasi non si accorse che stavolta la carrozza era arrivata davvero.
Avvenne tutto in un attimo: lo sportello si aprì e lui scese dalla carrozza. Una folta barba gli ricopriva ora gran parte del viso, ma gli occhi, quegli occhi, erano rimasti uguali. Non si poteva dire che avesse lo sguardo particolarmente profondo, né distratto, nemmeno innocuo.
Semplicemente aveva lo sguardo carismatico.
Clara corse giù sollevando leggermente la gonna per non inciampare negli scalini, poi si ritrovarono faccia a faccia.
Vent’anni dopo.
E quando i loro occhi si incontrarono, lei capì che i loro pensieri si erano fusi nel ricordo prepotente di una sera di tanti anni prima.
Clara si era appena separata dal marito, il grande poeta Andrea Maffei, e si era rifugiata a Clusone, nella sua casa di campagna, dove era solita trascorrere la stagione estiva. Era il 1846.
Arrivò l’autunno e, dovendo recarsi qualche giorno a Soncino, si fermò a Milano.
Fu allora che accadde. La sera della sua vita. Il segreto che li avrebbe legati per sempre. Clara si era sentita femmina, come mai prima, come mai più dopo.
Clara: la sua voce, quel tono accattivante e poi ritroso, quelle dita affusolate che si avvicinavano, per poi ritirarsi.
Lo sguardo di lui: stupito, eppure compiaciuto.
Immagine nella pagina:
F. Hayez, Ritratto di Alessandro Manzoni, 1841, Pinacoteca di Brera, Milano
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