Il 20 marzo 1800, in una lettera indirizzata a Londra, Alessandro Volta annuncia l’invenzione di un apparato elettrico artificiale che sarà presto battezzato pila. Quella pila, oggi chiamata pila voltaica, è il primo antenato delle batterie elettriche.
L’invenzione nasce da uno dei più famosi dibattiti filosofici della scienza moderna, quello tra Volta e Galvani. Ma andiamo per ordine, prima inquadriamo il nostro inventore.
Nato da nobile famiglia a Como nel 1745, Alessandro Giuseppe Antonio Anastasio Volta compie prima studi umanistici quindi studi scientifici, sempre nella città natale, con particolare passione per il mondo dei fenomeni elettrici, oggetto di grande interesse da parte della comunità scientifica europea durante tutta la seconda metà del XVIII secolo. Diventa professore di fisica alla Scuola Reale, quindi professore all'Università di Pavia.
Autore di una grandissima attività teorica e sperimentale, Volta è in contatto con i più illustri scienziati del periodo, con i quali si confronta costantemente e mantiene rapporti epistolari. Il contributo che Volta porta agli studi sui fenomeni elettrici è notevole già dagli anni sessanta, quando appena ventenne inizia a comunicare al mondo scientifico alcune sue teorie e intuizioni. Tra le varie dissertazioni che pubblica, trovano spazio alcune invenzioni quali un elettroforo perpetuo nel 1775 e il primo condensatore nel 1780, e alcune formule matematiche, tra cui la prima relazione matematica sull'elettrologia.
Oltre agli studi sui fenomeni elettrici Volta si distingue anche per studi di chimica pneumatica. Sua è la scoperta del metano nel 1776, anche se tale nome arriverà molto più tardi in sostituzione di quello originale utilizzato da Volta: aria infiammabile nativa delle paludi.
La fama di Volta cresce in tutta Europa, nell'ultimo decennio del ‘700 è considerato a ragione uno dei maggiori scienziati italiani, e proprio in questi anni nasce il contrasto con un altro famoso e illustre scienziato italiano: il bolognese Luigi Galvani. Contrasto che sarà anche acceso, e diventerà un dibattito che coinvolgerà tutto il mondo scientifico del periodo, dividendolo in galvaniani e voltiani, fino all'intuizione di Volta che sfocerà nell'invenzione della Pila e lo vedrà trionfare sul galvanismo.
Galvani sosteneva l’esistenza di una elettricità animale, differente da quella comune. Secondo lo scienziato bolognese l’elettricità animale era un misterioso fluido contenuto nei muscoli, in particolare i suoi famosi esperimenti erano realizzati facendo uso di rane morte e scorticate. Le rane venivano collegate ad un arco bimetallico posto tra i nervi lombari e i muscoli della coscia in modo da formare un circuito chiuso e, nonostante fossero morte, si potevano osservare contrazioni nei muscoli delle gambe, a significare la produzione da parte di queste di elettricità.
Volta riuscì a dimostrare che era esattamente il contrario. Non erano le rane a produrre elettricità che passava sulla rete metallica su cui erano appoggiate, ma la rete metallica stessa, essendo composta da due metalli diversi, generava la corrente, e le rane fungevano da semplice strumento rivelatore, un primitivo oscilloscopio. Per dimostrare che non esistevano una corrente animale ed una comune, ma esisteva una sola corrente intrinseca, Volta doveva riuscire a generare la medesima corrente senza l’apporto di componenti organiche.
Immagine nella pagina:
La Pila di Alessandro Volta
Con il patrocinio del Comune di Bologna