Quella sera, Clara lo aveva sentito suo e lui si era crogiolato nelle civetterie di quella donna. Civetterie che avvertiva per la prima volta, dopo ben quattro anni di profonda amicizia. Un’amicizia nata sulle onde degli applausi trascinanti con cui i milanesi avevano salutato alla Scala il suo Nabucco. Era il 1842 ed Andrea Maffei era andato a congratularsi col grande musicista ed a invitarlo nel suo salotto, in cui la giovane moglie Clara accoglieva gli artisti.
Quattro anni dopo, nella loro serata milanese, Clara si domandava cosa stesse capitando a loro due. Sentiva che in quel momento, anche se solo per qualche ora, voleva sentirsi lì, accanto a Verdi, come una donna accanto ad un uomo.
Verdi si sentì trasportato verso di lei da un impeto irresistibile, ma, proprio nell’attimo fatale, in cui un passo avanti avrebbe cambiato, forse per sempre, il corso delle loro vite, lui si arrestò. Lo slancio verso di lei si placò all’improvviso e Clara rientrò a casa portando con sé solo l’allegria di una sera speciale, con la certezza che non si sarebbe più ripetuta e che, pure, aveva solidificato quel legame particolare, destinato, quello sì, a resistere anche alla lontananza.
Le loro vite tornarono sui binari più tranquilli dell’amicizia. Accantonarono il sogno e continuarono le loro disquisizioni sull’Italia, sul Regno Sabaudo. A metà degli anni quaranta il salotto di Clara era frequentato dai migliori artisti, tra cui spiccava Massimo D’Azeglio, sempre in bilico tra arte letteraria e politica. Si cominciava a propugnare il nuovo metodo di lotta contro gli austriaci, fondato non più sulle società segrete, ma, come diceva D’Azeglio, su una cospirazione alla luce del sole. Nel salotto di Clara si stava progressivamente abbandonando il mito delle idee mazziniane e, dopo i tumulti del 1848, si era percepito che dalla rivoluzione non sarebbe nata l’Unità. Le idee repubblicane dovevano lasciare il posto alla supremazia monarchica. Solo il Regno Sabaudo poteva unire l’Italia e liberare finalmente Milano dal nemico austriaco.
Clara e il suo salotto di via Bigli. Verdi e le sue lettere. Lui si era allontanato da Milano, ma continuava ad essere presente nel salotto della contessa attraverso i suoi scritti e la sua musica, che anelava alla libertà.
Oh, quante volte, nel salotto, Clara e i suoi ospiti avevano ascoltato il Nabucco e tremato sulle sue note. Ora la libertà doveva essere conquistata dall’esercito piemontese. Era lì che dovevano andare i giovani.
Era entrato in scena Cavour e, in via Bigli, alle note del Maestro, si erano aggiunte le riflessioni del grande politico, così tanti giovani si erano arruolati nell’esercito sabaudo. E gli austriaci erano stati cacciati.
Immagine nella pagina:
Il salotto di via Bigli
Con il patrocinio del Comune di Bologna