Quel grande uomo che stava scendendo dalla carrozza era stato deputato nel primo Parlamento dell’Italia Unita, nel magico 1861. Ma ora Verdi non era più in Parlamento: aveva capito subito che la politica non era il suo mondo. La musica lo voleva tutto per sé e lui le si era consegnato senza condizioni, pur rispettando ogni altra forma d’arte.
…Dinnanzi a Manzoni mi sento così piccolo… aveva scritto a Clara, ed era stata quella la frase su cui Clara aveva rimuginato per tanto tempo. Il suo Verdi non doveva sentirsi piccolo di fronte a nessuno, nemmeno di fronte al supremo Manzoni. Eppure lui si sentiva così ed allora Clara si era giocata anche quella carta, che si sarebbe rivelata vincente: organizzare un incontro tra i due grandi italiani per far rientrare finalmente Verdi a Milano.
L’anno prima Clara aveva conosciuto la moglie di Verdi, quella Giuseppina Strepponi che per tanto tempo aveva destato in lei un pizzico di invidia e tanta curiosità; ma, per uno strano gioco del destino, le due donne avevano familiarizzato, la gelosia aveva lasciato il posto ad una solidarietà tutta femminile, così, prima ancora che Clara proponesse l’incontro col Vate, Giuseppina aveva già preparato il terreno parlando a lungo con suo marito.
Finalmente si ritrovarono l’uno di fronte all’altra, lui allargò le braccia e la strinse forte a sé, e, forse, nell’attimo supremo di quell’abbraccio atteso vent’anni, entrambi riprovarono sulla pelle il brivido di una lontana sera autunnale.
Nota
L’incontro tra Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi avvenne effettivamente il 30 giugno 1868.
Manzoni morì il 22 maggio 1873 e, in occasione del primo anniversario della sua scomparsa, nella Chiesa di San Marco, a Milano, Verdi diresse la Messa da Requiem da lui stesso composta in omaggio al grande scrittore.
Immagine nella pagina:
Ritratto di Verdi, Cromolitografia comparsa su Vanity Fair nel 1879
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