La pila. Dopo innumerevoli esperimenti e tentativi, Volta realizzò la prima pila verso la fine del dicembre 1799, ma ne fece comunicazione al mondo scientifico, come detto, solo qualche mese dopo, nel marzo del 1800. La pila era formata da una serie di dischi di rame e zinco accoppiati e intervallati da dischetti di cartone imbevuti acqua salata. I dischi erano sovrapposti, impilati, da cui il termine pila. Gli estremi inferiore e superiore erano collegati da un conduttore elettrico che formava in questo modo un circuito. La pila aveva una capacità limitata data dal peso che i dischi esercitavano su quelli sottostanti schiacciandoli e non permettendo la realizzazione di pile di molti elementi.
Ma lasciamo alle parole dello stesso Volta la descrizione della sua invenzione:
Mi procuro qualche dozzina di piccole piastre tonde o dischi di rame, di ottone o meglio di argento, su per giù di un pollice di diametro e un numero uguale di dischi di stagno, o molto meglio di zinco della medesima forma e della stessa grandezza, dico all’incirca perché non è richiesta rigorosa precisione: tanto la grandezza che la forma sono arbitrarie, ma dobbiamo fare attenzione che si possano disporre comodamente gli uni sugli altri, in forma di colonna. Inoltre preparo un gran numero di dischetti di cartone, o di pelle, o di qualsiasi altro materiale spugnoso capace di assorbire e di ritenere acqua o altro liquido e rimanerne imbevuto.
Per la buona riuscita dell’esperimento queste rondelle o dischi, che chiamerò dischi inzuppati, li faccio un po’ più piccoli dei dischi o piatti metallici, affinché interposti a questi nel modo che dirò, non sporgano fuori.
Avendo tutti questi pezzi in buono stato, i dischi metallici ben collocati e secchi, e quelli non metallici ben inzuppati di semplice acqua, o, molto meglio, di acqua salata, asciugato il tutto quanto basti perché non sgoccioli, non rimane che disporli adeguatamente e la disposizione è semplice.
Dispongo dunque orizzontalmente come base qualunque tavolo e su di esso un piatto metallico, ad esempio di argento, su di esso un disco di zinco quindi uno inzuppato, poi un altro di argento e sopra uno di zinco ed ancora un disco inzuppato. Continuo così, nella stessa maniera, accoppiando un piatto di argento con uno di zinco, e sempre nello stesso senso, cioè a dire, sempre l’argento sotto e lo zinco sopra, o viceversa, secondo come iniziato, e interponendo a ciascuna di queste coppie un disco inzuppato, e continuo sino a formare con parecchi di questi strati una colonna che possa sostenersi senza crollare.
Se giungo ad innalzare una colonna di circa 40 di questi strati o coppie di metalli sarà già sufficiente […]
Pur non avendo capito fino in fondo quale fosse il meccanismo chimico alla base del suo funzionamento, le intuizioni alla base dell’invenzione furono corrette. Fu proprio la pila a dargli definitivamente fama a livello mondiale.
La pila si dimostrò importantissima sin da subito, pochi mesi dopo la sua presentazione fu utilizzata per realizzare l’elettrolisi dell’acqua con la separazione di idrogeno e ossigeno; grazie alla pila furono possibili i primi tentativi di trasmissione con il telegrafo elettrico; e così via, sino al giorno d’oggi: insomma, in fondo è grazie alla pila di Volta se oggi possiamo utilizzare cellulare, navigatore satellitare e iPod.
Per apprezzare ancor meglio la portata dell’invenzione basta pensare che proprio in suo onore, nel 1881 l’unità di misura del potenziale elettrico nel sistema internazionale venne chiamata Volt. Ancor oggi la tensione si misura in Volt. La stessa pila gli valse la medaglia d’oro conferita da Napoleone Bonaparte che successivamente lo nominò prima Senatore e poi Conte. E come ultimo riconoscimento quello della banca d’Italia, che nel 1984 impresse l’effige di Volta e della sua famosa invenzione sulle 10.000 Lire.
Immagine nella pagina:
Alessandro Volta e la sua Pila sulle 10.000 Lire del 1984
Con il patrocinio del Comune di Bologna