23 maggio 1915 - 23 maggio 2015

di Alessia Branchi

Crocerossine 3 (Miniatura 219x168 px)Mio padre non ha maschi da mandare al fronte, manda me negli ospedali perché tutti dobbiamo dare il più possibile alla patria…

Siamo in attesa dell’ordine di partenza. Noi infermiere contribuiamo a completare l’arredamento del treno. Ci verranno affidati feriti che, dopo lunghi tragitti in carrette, avranno modo di distendersi in letti colle lenzuola e potranno essere medicati.

Spero esser presto chiamata presso i Corpi Mobilitati. Intanto continuerò ad occuparmi delle allieve che da tutto l’inverno fanno pratica all’Ospedale Militare e all’ambulatorio nostro…

Esco dal mio, per quanto comodo, guscio dell’ambiente conosciuto e, per quanto largo, limitato della vita ordinaria; partecipo per quanto lo possa una donna, alla guerra; vivo negli ospedali, ho l’onore di andare al fronte. Tutta un’esistenza diversa, intensa di esperienze, ricca di emozioni, pur nella modestia delle occupazioni e mansioni di una infermiera; avvicino gente di ogni specie e cose di ogni genere, ed imparo a vedere il mondo da un angolo che non è più soltanto quello di una donna mai uscita dal suo salotto o da quello delle sue amiche.

La maggior parte di queste donne ebbe la fortuna di avere padri mentalmente aperti alle novità del secolo, o madri che avevano già intrapreso simili percorsi, o mariti altrettanto aperti e convinti della giustezza delle lotte femminili. Tuttavia non sempre le dame rossocrociate furono così fortunate.

Crocerossine 2 (Miniatura 219x155 px)Spesso, per partire dagli ambiti familiari dovettero affrontare lotte per niente facili né scontate; non tutte inoltre riuscirono a resistere e rimanere nei campi di battaglia. I momenti di respiro erano davvero pochi: una breve passeggiata, il bucato al fiume, una sigaretta, una storia d’amore. Infine, da considerare anche la fatica di accettare il pregiudizio sulle capacità femminili espresso da numerosi ufficiali medici, o lo scarso rispetto di alcuni infermieri o inservienti verso gli ordini che venivano da femmine il cui grado era equiparato a quello degli ufficiali (anche se senza lo stesso riconoscimento economico).

Molte ambivano a lavorare nelle sale operatorie e nei reparti chirurgici, attività impegnative quanto gratificanti. Poche invece ai turni di notte, più faticosi e rischiosi. Spesso le crocerossine affiancavano gli ufficiali medici durante lo svolgersi della giornata, dopo ogni assalto al fronte e all’arrivo dei treni con centinaia di feriti, inoltre si occupavano dell’assegnazione dei feriti nei reparti, delle pulizie, del cambio della biancheria e delle prime medicazioni, della distribuzione del vitto e del guidare i pazienti nelle cure riabilitative.


Immagini nella pagina:
Fotografie di Crocerossine durante la Prima Guerra Mondiale.

Pagina:
Precedente 1 | 2 | 3 Successiva

Maggio 2015 (Numero 25)

Ingabbiatura in legno riempita di sabbia per proteggere il Nettuno da possibili attacchi aerei durante la Prima Guerra Mondiale

© 2005 - 2026 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento

Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Matteo Ceraolo

🕑