Passaggio a Nord Ovest

La spedizione perduta di Sir John Franklin

di Raffaele Sorgetti

Il mistero della scomparsa della spedizione di Franklin continuò ad affascinare esploratori e scienziati per generazioni, senza che si riuscisse a trovare tracce sufficienti a spiegare cosa fosse accaduto a quegli uomini. È verosimile che le navi rimasero bloccate tra i ghiacci della banchisa polare durante il primo inverno artico, e che gli equipaggi furono poi decimati dal freddo, dalla fame, e da malattie come polmonite, tubercolosi e scorbuto. È anche probabile che, non riuscendo a liberare i vascelli dal ghiaccio, alcuni degli uomini si siano avventurati lontano dalle imbarcazioni, solo per trovare la morte altrove.

Captain May (Miniatura 219x105 px)


Ma queste sono ipotesi, avvalorate solo da scarse testimonianze raccolte tra le popolazioni Inuit della regione, che hanno tramandato oralmente vaghi racconti, e dal ritrovamento di alcuni biglietti sotto dei cairn (cumuli di pietre impilate a secco) con su delle brevi annotazioni, probabilmente lasciati lì dai marinai. Da queste poche righe si è potuto dedurre che Sir John Franklin morì l’11 giugno 1847 nei pressi dell’Isola di Re William, e che gli ultimi sopravvissuti avevano abbandonato definitivamente le navi incagliate nella primavera del 1848, dirigendosi a piedi verso il fiume Back nel Canada continentale.

Nel giugno del 1981, la University of Alberta di Edmonton diede il via ad un progetto di ricerca che coinvolse una squadra di archeologi e antropologi forensi canadesi, e che portò nell’arco di un decennio al ritrovamento, sulla costa occidentale dell’Isola di Re William, dei resti di una decina di uomini e di vari manufatti appartenenti ad essi: stivali, pezzi di pipe d’argilla, bottoni e accessori d’ottone. L’esame delle ossa mostrò molti segni di scalfitture compatibili con la scarnificazione, portando a pensare che almeno alcuni degli uomini di Franklin, giunti allo stremo delle forze, fossero ricorsi al cannibalismo.

Da analisi forensi sui tre corpi ritrovati sull’isola di Beechey, risultò inoltre che le ossa contenevano un’elevata concentrazione di piombo. Ciò portò a credere che l’equipaggio potesse essere stato avvelenato dal piombo utilizzato per sigillare le latte di cibo in scatola, che erano parte delle riserve alimentari della spedizione. Anche documenti dell’epoca, infatti, riportavano lamentele sulla scarsa qualità delle saldature delle lattine, per le quali veniva appunto utilizzato il piombo.


Immagine nella pagina:
Captain May, A Funeral On The Ice (particolare)

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Maggio 2015 (Numero 25)

Ingabbiatura in legno riempita di sabbia per proteggere il Nettuno da possibili attacchi aerei durante la Prima Guerra Mondiale

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