Con la sua intuizione, Kekulé fu il primo a formulare teorie in grado di spiegare il ruolo del carbonio nella chimica organica e fu fra i precursori della teoria strutturistica, che cominciò a fare chiarezza su ciò che all’epoca sembrava un enigma insolubile. Già nel 1836 Friedrich Wöhler aveva scritto: La chimica organica oggi mi fa quasi impazzire: mi sembra di trovarmi dinanzi a una foresta vergine tropicale piena di cose interessantissime, una terrificante giungla senza fine, dove uno non si azzarda a entrare perché apparentemente priva di vie d’uscita.
Ma i misteri della fervida immaginazione di Kekulé non erano ancora finiti. Nell’inverno del 1861-62, ancora alle prese con la struttura degli idrocarburi, Kekulé stava cercando di definire in particolare la formula del benzene (C6H6). Lui già sapeva che gli atomi di carbonio formano quattro legami, mentre quelli di idrogeno ne formano solo uno. Tutto questo era in contrasto con la formula del benzene: apparentemente non sarebbe stato possibile formare una catena con sei atomi di carbonio e sei atomi di idrogeno.
All’epoca lo scienziato viveva da solo a Gand, in Belgio, dove era titolare della cattedra di chimica. Una sera, seduto davanti al fuoco del camino, il turbinio della sua mente razionale si calmò, conducendolo sulle strade dell’inconscio, come già gli era successo sette anni prima. Probabilmente si addormentò, sognando catene di atomi come serpenti che si attorcigliavano in grovigli intorno alla legna che bruciava. Osservava la danza di quei serpenti che lo affascinava e lo ipnotizzava. Lentamente un grosso serpente uscì dal gruppo e gli si mise davanti guardandolo fisso negli occhi. Lo scienziato, pur continuando a dormire, si rese conto di essere preda di una visione onirica per cui, mentre da un lato non provava spavento, dall’altro la sua mente pragmatica cercava di analizzare la visione ancora in corso. Il serpente continuava a muoversi lentamente invitandolo ad abbandonare la razionalità, a quietare la mente senza insistere sui concetti che da tempo rimuginava senza arrivare ad una conclusione valida. Alla fine i movimenti del serpente gli fecero tralasciare dogmi e pregiudizi quando si piegò su se stesso fino a ad afferrarsi la coda con la bocca a formare un cerchio con il suo corpo. L’antico simbolo dell’Uroboro gli si era manifestato nel sogno. Kekulé si destò dal sonno con la soluzione del suo problema.
Immagine nella pagina:
Friedrich Wöhler