A Bologna
Nei lunghi mesi dell’inverno 1914-1915 il clima cittadino si mantenne incandescente: da una parte il Partito Socialista bolognese proclamava la propria opposizione al conflitto, dall’altra gli interventisti facevano manifestazioni per superare lo stato di impasse nel quale si riteneva impantanato il paese.
In febbraio si giunse allo scontro: i socialisti bolognesi, forti della parola d’ordine Nè aderire nè sabotare, si scontrarono spesso con i socialisti dissidenti del Fascio d’azione rivoluzionaria. Venne proclamato uno sciopero generale, poi trasformato in un comizio previsto per il 19 maggio, ma alla fine vietato dalla questura, come ogni manifestazione antimilitarista.
Nel frattempo, in occasione della festa del 1° maggio la giunta comunale socialista guidata da Francesco Zanardi - eletto l’anno prima nella tornata elettorale del 28 giugno 1914, il giorno di Sarajevo, e passato alla storia come il sindaco del pane per tutto ciò che fece durante la guerra a favore dei suoi concittadini più indigenti - ribadì il proprio orrore per la guerra. Come risposta gli interventisti tentarono a più riprese di fare irruzione in palazzo d’Accursio, riuscendo nell’intento proprio alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, il 23 maggio, quando un corteo con bandiere tricolori e gli emblemi di Trento e Trieste si diresse verso il municipio gridando: Fuori la bandiera a Palazzo. Travolto il cordone di carabinieri, si riversò sugli scaloni e nelle sale riuscendo ad issare le bandiere sul terrazzo dell’ingresso principale. Vennero rivolti slogan e minacce contro il sindaco Zanardi e a favore del conflitto contro l’Austria per la conquista delle terre irredente.
Dal giorno successivo il paese entrò in guerra.
Immagini nella pagina:
Bomba aerea austriaca inesplosa (fotografia, particolare)
Copertina de "La Domenica Illustrata" del 30 maggio 1915 dedicata alla seduta della Camera del 20 maggio 1915