Maggio 1915: l ’Italia entra in guerra

di Mirtide Gavelli

I ceti dirigenti bolognesi, attraverso Comitati ed Associazioni spessissimo volontarie, con una grande partecipazione femminile, riuscirono a mettere in campo e gestire una serie di iniziative di grandissimo rilievo, a mezza via tra il benefico, il filantropico, il sociale, l’umanitario, interagendo o lavorando in parallelo con l’Amministrazione comunale guidata da Zanardi. Legislazioni speciali vennero emanate per garantire l’ordine pubblico, anche limitando fortemente le libertà dei cittadini, furono emanate norme ad hoc relative all’economia, furono presi provvedimenti di tipo annonario (requisizioni, ammassi, calmieri) nel tentativo di regolare la distribuzione dei generi essenziali, soprattutto a favore delle fasce più indigenti della popolazione.

Ci furono anche processi di mobilitazione spontanea della società, sempre con lo stesso intento: vennero così attivati corsi di formazione per infermiere, in collaborazione con la Croce Rossa; create associazioni di volontarie - le così dette Dame Visitatrici - che si recavano negli ospedali per offrire conforto morale ai degenti; fiorirono iniziative nel campo dell’assistenza all’infanzia, che andarono ad affiancarsi ai provvedimenti presi dall’amministrazione (tra le altre, si ricorda l’opera di Elena Sanguinetti Ghiron, ricca signora bolognese che, attingendo al proprio patrimonio personale, aprì nel corso del conflitto sette asili per bimbi fino ai sei anni di età, che giunsero ad ospitare fino a 2.300 fanciulli).

Certosa di Bologna (Miniatura 219x147 px)

Concludendo, nei dolorosi anni della Grande Guerra la città mostrò costantemente il suo volto migliore, i suoi cittadini lavorarono fianco a fianco per il bene comune, contribuendo a rendere meno gravoso, almeno per gli aspetti materiali, il peso del conflitto sulla popolazione civile.


Immagine nella pagina:
Certosa di Bologna, Monumento-Ossario dedicato ai caduti della Grande Guerra

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Maggio 2015 (Numero 25)

Ingabbiatura in legno riempita di sabbia per proteggere il Nettuno da possibili attacchi aerei durante la Prima Guerra Mondiale

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